Dura la vita per chi cerca una rendita "finanziaria"

Dopo aver visto nel precedente articolo i migliori e i peggiori ETF del 2019, ci concentriamo oggi su un altro aspetto molto importante soprattutto per chi cerca di costruire una rendita finanziaria.

Con la consistente riduzione dei rendimenti di mercato il dato che andremo a fornire di seguito sarà leggermente sovrastimato in quanto al momento sono reperibili sui vari factsheet degli emittenti di ETF solo i numeri a fine luglio.

La sostanza comunque non cambia ed in ordine decrescente vi elenco nella tabella quelli che sono i principali rendimenti prospettici offerti da diversi strumenti quotati, azionari ed obbligazionari.

Per questi ultimi prendo come riferimento il dato del rendimento a scadenza del portafoglio. Per gli azionari prendiamo il rapporto tra dividendi e prezzo anche se questa misura nel corso del tempo ha perso un pò di significato vista la riduzione del pay out a favore dei buy - back.

Doveroso, prima di vedere i numeri, fare una serie di premesse.

Questi numeri sono indicativi e naturalmente non rappresentativi del rendimento che ogni investitore percepirà fra 12 mesi. Le oscillazioni di prezzo incidono per entrambe le asset e soprattutto per il mercato azionario non è detto che i dividendi risultino in linea con le attese. Lo stesso flusso cedolare difficilmente coincide con lo Yield to Maturity del portafoglio.

Per i mercati obbligazionari legati al rischio emittente (come high yield bond ed emergenti) oltre alla volatilità dei prezzi c’è da considerare anche un rischio default che potrebbe ridurre il flusso reddituale fornito dallo strumento in futuro.

Queste considerazioni sono opportune, ma non deviano da quello che può essere un ragionevole flusso di rendita che un investitore può aspettarsi al lordo della volatilità investendo in queste asset type.

Conosciamo molto bene i rendimenti che “girano” in questo momento storico sui tassi europei e la tabella ci fornisce una risposta.

Si va dal negativo -0.4% di un investimento monetario al 3.45% di un ETF che investe in obbligazioni high yield.

Non molto se consideriamo il rischio che si corre sbilanciando troppo un portafoglio verso i junk bond.

L’alternativa sempre lato bond è quella di uscire dai confini dell’Euro. Anche in questo caso non c’è molto grasso che cola anche considerando il rischio cambio. Si va dal 0.9% di un ETF governativo globale al 5.7% dell’ETF che investe nelle obbligazioni emergenti in valuta locale.

Per sfuggire quindi alla trappola dei tassi zero è necessario prendere dei rischi e la stessa considerazione vale per un altro tassello di un portafoglio, il mondo azionario.

Gli ETF di Vanguard che investono nel mondo sviluppato ed emergente oscillano tra 2.4% e 2.9% in termini di dividend yield. Servono i REIT globali per alzare la media dell’equities.

Questo è quello che allo stato attuale può attendersi chi cerco flussi reddituali costanti per integrare o creare una rendita.

Naturalmente alcuni strumenti come l’azionario sommano nel corso degli anni ai dividendi la crescita (o il calo) del prezzo per effetto di un aumento prospettico degli utili.

Diverso il discorso per il reddito fisso dove la componente di variazione di prezzo sarà solo imputabile ad un ribasso ulteriore dei tassi (rialzo dei prezzi) e rialzo dei tassi (ribasso dei prezzi).

Allo stesso tempo giova ricordare come questi numeri sono al lordo di tasse ed inflazione.

Tempi duri quindi per chi pensa di vivere di rendita stando seduto su un divano e rischiando poco o nulla.

MAggiori rischi, nuove entrate da lavoro extra e maggiore dinamismo nella ricerca di fonti di reddito finanziarie alternative (il crowfunding sul real estate sto seguendolo molto da vicino ad esempio) saranno il pane quotidiano dei prossimi anni per chi vorrà incrementare il patrimonio finanziario in modo sostanzioso cercando di generare una rendita.
 

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