Cina, time to buy?

Gli indici azionari cinesi rimangono sopra i livelli di inizio 2019, ma decisamente sotto i massimi di aprile.

Le motivazioni sono decisamente mainstream. Il rinfocolarsi delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti a cui nelle ultime settimane si è unita la potenziale miccia esplosiva legata alle proteste di piazza ad Hong Kong. La rottura delle trattative voluta da Trump ha scatenato la reazione di Pechino con una svalutazione importante del Renmimbi (salito sopra la soglia di 7 contro Dollaro) e contestuale sospensione degli ordinativi di prodotti agricoli americani.Poi la retromarcia del Presidente americano con il rinvio a metà dicembre dei dazi.

I mercati valutari ed azionari continuano così ad essere in fibrillazione riportando volatilità anche e soprattutto sul mondo emergente.

Se in questo articolo avevo parlato del nuovo ETF di Lyxor che investe nel mondo emergente escludendo la Cina, oggi torniamo dentro i confini cinesi e vediamo quali sono gli strumenti ETF offerti sulla Borsa Italiana adatti ad investire sulle azioni del Dragone.

Se poi la configurazione tecnico grafica è interessante tanto meglio.

Osservando infatti l’indice CSI 300 vediamo come la seconda gamba di correzione in corso si è ancora una volta appoggiata sui minimi di maggio, nonché 50% di ritracciamento e zona di transito della media mobile a 200 giorni. Se poi aggiungiamo il fatto che questa seconda gamba di ribasso è pari a 0.618 volte la prima (numero di Fibonacci) e che abbiamo appena toccato l’ipervenduto (che a gennaio e maggio favorì la formazione di un minimo primario), ecco che sembrano esserci gli ingredienti per cominciare a guardare con interesse agli ETF che replicano il tema Cina. Credo possibile una nuova (ultima?) zampata ribassista. Se il supporto terrà l'ingresso long potrebbe avere un suo senso.

Gli ETF che ho individuato come ideali per andare a sviluppare il tema Cina nel proprio portafoglio di investimento sono tre.

Prima però una doverosa premessa. Per chi non vuole fare della speculazione, ma piuttosto investire in modo diversificato nel lungo periodo può tranquillamente evitare di andare ad acquistare l’ETF sul singolo paese Cina. Preferibile invece un investimento su un ETF che abbraccia l’intero mondo emergente. La Cina infatti copre ormai quasi un terzo di un classico indice Msci Emerging market.

Ma torniamo ai nostri tre ETF scelti appositamente ad esclusiva replica fisica con un buon livello di liquidità.
Due sono emessi da xTrackers ed hanno un TER di 0.65%.

L’ETF xTrackers Msci China  LU0514695690 investe in società cinesi ad alta e media capitaliazzazione quotate sulle borse estere, Hong Kong in particolare.

L’ETF xTrackers Harvest CSI300 LU0875160326 investe nelle blue chip cinesi di categoria A quotate in CNY alle borse di Shanghai e Shenzen.

Ci fermiamo un attimo perché proprio la differenza di piazze su cui sono quotate le azioni ha creato nell’ultimo anno una discrepanza molto forte a favore del CSI300. Questo indice ha infatti guadagnato oltre il 7% mentre il Msci China è in rosso di oltre 9 punti percentuali.

Chiudiamo con l’iShares China Large Cap IE00B02KXK85, che replica l’indice Ftse China composto dalle 50 società cinesi più capitalizzate e liquide quotate ad Hong Kong.

Il problema della performance si vede anche con questo ETF (-6% da inizio anno), ma anche nella scarsa diversificazione con quasi il 50% di finanziari in portafoglio.

Questo il paniere di offerta. Esistono numerosi altri ETF ma per la bassa capitalizzazione di mercato non li ho volutamente prendere in considerazione.

E’ evidente che coloro che vogliono un’esposizione “cinese” intesa come società quotate alla borsa valori locale troverà nel xTrackers CSI300 l’indice che più si avvicina alla replica del benchmark.

Avvicina poiché l’ETF non può essere considerato super efficiente. Sulla scansione temporale a 3 anni infatti la differenza di performance a sfavore dell’ETF supera i 6 punti percentuali. Replica sì ma con il freno a mano tirato.

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