Borsa cinese in rampa di lancio se...

  • Ad agosto avevamo accesso i riflettori sulla borsa cinese;
  • Dopo oltre due mesi la reazione degli indici cinesi è stata molto interessante riportandoli a ridosso di resistenze primarie;
  • Scopriamo insieme gli ETF che replicano l'indice CSI 300.

A metà agosto avevo fatto un focus su uno strumento di investimento che poteva essere interessante per sfruttare l’eventuale ripresa del mercato azionario cinese, indubbiamente uno dei più penalizzati dalla guerra dei dazi con gli Stati Uniti di Trump.

Sono passate diverse settimane e la struttura tecnica degli indici cinesi appare decisamente intrigante  e pronta a scattare in avanti qualora il flusso di notizie da qui in avanti dovesse rivelarsi positivo per la Cina stessa. Siamo sui massimi da aprile ed indubbiamente il trade caldeggiato allora si è rivelato per il momento corretto e con un po’ di fortuna abbiamo forse intercettato un minimo primario.

In modo sincrono agli indici cinesi, anche le commodity si sono mosse al rialzo e si sono riportate in prossimità di importanti resistenze. Anche in questo caso l’articolo pubblicato qui offre ai lettori la possibilità di sfruttare un eventuale ritorno di fiamma delle materie prime tramite strumenti low cost.

Ma torniamo agli indici cinesi. Nello specifico parliamo di CSI 300 perché ora bisogna distinguere tra quello che è un rimbalzo da quello che è una strutturale fase di ripresa.

La media mobile a 200 giorni ha fatto un eccellente lavoro di contenimento di fatto favorendo la creazione di un doppio minimo. A quel punto l’indice è ripartito tornando a ridosso dell’importante diaframma di resistenza di 4000 punti. Ad un centinaio di punti troviamo i massimi di aprile, l’ultimo scoglio prima di poter mettere definitivamente in archivio il ribasso partito nel 2015. Serve quindi una conferma da parte del mercato, conferma non ancora arrivata visto che l'assalto alla resistenza è fallito nella prima settimana di novembre.

Sotto questo punto di vista quello che nell’immediato consiglia prudenza è secondo me il comportamento dei tassi decennali cinesi. Lo spread sui Treasury si è allargato fino a 150 punti base con i rendimenti cinesi che si sono arrampicati fino al 3.35%. Un movimento che ha arrestato la sua corsa su una trend line che unisce i massimi decrescenti della curva dei tassi in essere dal 2017.

Nei giorni scorsi i tassi hanno “sentito” la resistenza ripiegando verso il basso. E proprio qui a mio modo di vedere sta l’indizio finale che farebbe la prova a favore dell’equity cinese. Se i tassi decennali sfonderanno verso l’alto questa soglia di resistenza di area 3.30% allora le prospettive di inflazione e crescita dell’economia cinese saranno più rosee. I mercati ci metterebbero un attimo a comprare in modo più convinto Cina e commodities.

Nello specifico dell’indice CSI esistono attualmente 2 ETF che investono su questo benchmark.

L’indice CSI 300 che investe in 300 azioni della categoria A quotate allo Shanghai o allo Shenzen Stock Exchanges.

La differenza rispetto ad un altro benchmark molto utilizzato dagli ETF come l’MSCI China è legata al fatto che quest’ultimo replica le società cinesi più grandi e liquide quotate sulla Borsa Valori di Hong Kong (titoli H, titolo B, Red Chips e P Chips).

In Asia c’è fermento e la Cina è il fulcro di questo movimento. Solo i prezzi potranno dirci se questa lunga parentesi di stress è terminata.

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