Azioni aurifere, oro a leva

Nelle ultime settimane l’oro ha riguadagnato il palcoscenico dei media mainstream per la sua capacità di generare profitti  anche e soprattutto nelle fasi di maggiore volatilità dei mercati. 

Se a distanza di 12 mesi le borse americane non stanno guadagnando nulla, quelle europee sono in rosso come quelle emergenti, fa ovviamente impressione il +20% realizzato dal metallo giallo nell’ultimo anno.

Merito anche di tassi di interesse che a livello globale hanno preso sempre più possesso del segno meno, ma anche di rendimenti reali (ovvero al netto dell’inflazione) in caduta libera.

Un mix che agisce da propellente esplosivo per asset privi di cedola come oro, Bund e perché no, anche Bitcoin.

Ma investire in oro tramite strumenti finanziari (tipicamente ETC) è solo uno dei modi per guadagnare da un contesto di mercato come quello attuale in cui i beni rifugio sono molto apprezzati.

Esiste infatti la possibilità di acquistare le azioni del settore aurifero le quali amplificano i movimenti della commodity offrendo prospettive di guadagno molto più alte (o più basse) al costo di una volatilità decisamente importante.

Gli indici che raggruppano al loro interno le azioni aurifere sono sostanzialmente due ed è utile spiegarne la differenza anche perché le performance possono essere differenti.

L’indice HUI (Amex Gold Bugs) è un indice non equipesato composto da 18 società (80% large cap) e (20% mid cap), società che non coprono (hedge) la loro produzione di oro superiore all’anno e mezzo di input. Questo rende l’indice certamente più influenzabile dai movimenti di breve periodo dell’oro materia prima.

Le prime tre società pesano per oltre il 40% dell’indice mentre le altre 15 società non vanno oltre il 4-5% di peso ciascuna. L’indice HUI ha in comune 11 società con il secondo indice più importante, lo XAU.

Lo XAU index (Philadeplhia Gold and Silver Sector Index) è costituito da 30 società operative nell’estrazione di oro, argento e rame. Le tre compagnie più capitalizzate pesano per il 25% dell’indice con i primi 10 constituents che fanno il 64% del totale. Le differenze con l’HUI più rilevanti sono due.

La prima è la minore rappresentatività di azioni aurifere nello XAU (circa 75% del totale) rispetto all’HUI. La seconda è legata al fatto che nello XAU vengono comprese società che coprono il rischio di oscillazione nel prezzo dell’oro anche per produzione superiore all’anno e mezzo.

Come detto prima scegliere un indice piuttosto che un altro fa la differenza. Negli ultimi 12 mesi ad esempio lo XAU ha ritornato il 26% contro il 35% dell’indice HUI (5 agosto). Altro elemento da considerare è quello del legame con l’oro che non sempre si ritrova. A distanza di 5 anni ad esempio l’oro ha guadagnato il 12% mentre i due indici XAU e HUI perdono rispettivamente il 3% e il 5%.

Arriviamo infine all’aspetto operativo.

Mentre sulla borsa americana questi indici sono facilmente acquistabili tramite ETF, in Italia troviamo quotati solo 3 ETF.

Due sono emessi da Vaneck (IE00BQQP9F84) ed hanno come sottostante l’indice Arca NYSE Gold Miners contenente società il cui fatturato deriva per almeno al 50% dall’estrazione di oro e argento.  Esiste un’analoga versione di ETF Vaneck  che investe in società di piccola capitalizzazione con le medesime caratteristiche del precedente(IE00BQQP9G91).

Il terzo ETF è emesso da L&G Gold Mining (IE00B3CNHG25) e replica l’indice DAX Global Gold Miners composto da società il cui fatturato è generato per almeno il 50% dai ricavi derivanti dall’estrazione di oro. Le masse dei tre ETF oscillano dai 100 ai 200 milioni di euro.

Se non temete la volatilità e credete in nuovi massimi storici dell’oro (per gli inglesi questa è già realtà) questi ETF fanno per voi.

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