Aspettative di inflazione troppo basse, che fare?

Nell’atteso meeting di politica monetaria che si è tenuto a Sintra, Mario Draghi ha espresso con forza tutta l’urgenza che ha  la zona Euro di riportare un po’ di inflazione nel Vecchio Continente.

Draghi ha esplicitamente dichiarato che la BCE è pronta ad introdurre nuove eventuali misure di stimolo, anche tagliando nuovamente i tassi o riprendendo il programma degli acquisti ‘quantitative easing, se l’inflazione della zona euro non ripartirà avvicinandosi al target fissato da Francoforte.

Misure che avevano risollevato dal 2016 al 2018 le aspettative di inflazione della zona Euro che nella componente swap a 5 anni erano passate da 1.2% a 1.8%. Poi da dicembre 2018 la trade war ha provocato una caduta impietosa culminata in un livello di 1.1% prima del meeting di Sintra.

Ma la cosa a mio modo di vedere interessante anche per chi dovrà investire sul mercato obbligazionario è ciò che Draghi ha affermato sugli obiettivi futuri.

“E’ un movimento simmetrico, vale a dire che se puntiamo a un determinato obiettivo per l’inflazione a medio termine questo significa che le aspettative sui prezzi al consumo devono indicare un’inflazione superiore a quel target”.

Tradotto in parole povere, la BCE farà di tutto per riportare non solo le aspettative di inflazione oltre il target, ma anche mantenerla per un po’ di tempo sopra questo livello.

In un contesto di questo tipo gli investimenti obbligazionari a tasso fisso e variabile chiaramente risulterebbero penalizzati da inflazione che crescerebbe, almeno all’inizio, più velocemente dei tassi di mercato.

Esiste però un modo per limitare e se possibile sfruttare questa situazione di mercato. Stiamo parlando dei titoli inflation linked a breve scadenza.

Semplificando, quando si compra un titolo inflation linked si acquista un rendimento nominale offerta da una cedola più un rendimento variabile basato sull'inflazione annua maturata. Questo numero sarà effettivo solo all'atto dello stacco, in tutti gli altri giorni entra in gioco la componente aspettativa di inflazione.

A dire il vero dovremmo anche considerare alcuni premi come quello di illiquidità e di protezione dell’inflazione.

In questo momento a noi interessa però capire che se compriamo inflation linked quando l’inflazione attesa è molto bassa (come ora), in caso di inaspettato rialzo i titoli indicizzati si apprezzeranno.

Dobbiamo però tenere conto anche della componente cedolare fissa del titolo che, in caso di rialzo dei tassi di mercato (prevedibile se l’inflazione salirà oltre le attese), farà perdere valore al titolo.

Due forze contrapposte, ma possiamo cercare di limitare l’effetto negativo comprando inflation linked a scadenza molto breve o ETF che adottano questa strategia.

Purtroppo sono molto pochi gli strumenti che adottano questa strategia sui titoli europei.

Solitamente gli ETF che investono in titoli inflation quotati in Europa hanno infatti duration molto lunghe anche superiori a 8. Il rischio è notevole.

Esiste però un ETF di Ubs (Bloomberg Barclays Euro Inflation Linked 1-10) che al costo di 0.20% permette di ridurre notevolmente questo rischio  comprando titoli con scadenza compresa tra 1 e 10 anni europei. Il risultato è una vita residua media dei titoli di 4.9 mesi.

Ovviamente si può adottare una strategia ancora più mirata acquistando direttamente Btp, Oat e Bund indicizzati a scadenza breve sui mercati quotati.

La stessa strategia di Ubs viene replicata anche sugli ETF con sottostanti i TIPS americani (anche a cambio coperto), mentre in Germania risulta quotato un ETF di iShares $ TIPS 0-5 anni con duration ancora più ridotta.

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