Volumi bassi: le borse si scaricano

  • Pechino non prende di buon gusto la decisione del Congresso Usa di sostenere gli studenti di Hong Kong ma il governo invita la delegazione americana per chiudere la trattativa sui dazi;
  • Le borse asiatiche terminano la settimana in leggero calo così come Wall Street fa registrare la terza seduta consecutiva di perdite;
  • Ottime performance del petrolio sospinto dal calo delle scorte Usa e dall'imminente accordo di taglio alla produzione da parte dell'OPEC;
  • Piazza Affari perde quota, ma il settore bancario si risveglia sull'onda delle notizie di M&A imminenti.

Le borse asiatiche chiudono la settimana senza spunti

Chiusura contrastata nell'ultimo giorno di contrattazione per le borse orientali con Tokyo che termina la seduta sopra la parità (+0,3%), così come Hong Kong (+0,3%) e Seul (+0,1%), mentre Shangai e Mumbai perdono rispettivamente lo 0,8% e lo 0,3%.
I volumi degli scambi si sono ridotti come se gli operatori stessero aspettando l'evoluzione dell'accordo definitivo sui dazi per entrare decisamente a mercato. Le autorità cinesi non hanno preso bene l'approvazione del Congresso americano di una legge a sostegno dei dimostranti di Hong Kong ritenendola un'ingerenza ingiustificata. A stemperare il clima ci ha pensato il vice premier Liu He che ha invitato a Pechino il rappresentante del commercio americano Robert Lighthizer e il segretario al tesoro Steven Munchin per accelerare la trattativa vista la deadline del 15 dicembre, giorno in cui dovrebbe entrare in vigore una carrellata di dazi.

Wall Street ritraccia ancora

Lieve calo degli indici azionari americani che segnano la terza seduta consecutiva sotto la parità con il Dow Jones e lo S&P che cedono due decimi di punto percentuali. In verità non si può parlare nemmeno di una correzione vera e propria viste le perdite esigue, tra qualche giorno infatti quando si avvicineranno in seguito gli appuntamenti della Fed e la scadenza del termine per l'entrata in vigore dei dazi il clima probabilmente comincerà a surriscaldarsi e si avrà un'idea più precisa degli orientamenti di mercato. Da segnalare intanto la chiusura in rosso del settore immobiliare (-1,4%) come conseguenza del calo generalizzato di vendite di case, mentre l'indice della paura, il Vix, sale lievemente a 13,1 punti percentuali.

Il petrolio al galoppo

Balzo in avanti del petrolio che guadagna il 2,8% con il Brent che arriva fino a 63,7 dollari e il Wti che tocca quota 58,6 dollari al barile. A guidare il mini rally da un lato la discesa delle scorte degli Stati Uniti che ha fatto riflettere molto riguardo la questione legata alle protese e ribellioni in seno ad Iraq e Iran che rischino di perdere quote di produzione e da un altro lato l'intenzione da parte dei paesi dell'OPEC di prolungare per atri sei o dodici mesi il taglio della produzione che verrà discusso nella riunione del 6 dicembre a Vienna sebbene la Russia abbia ancora qualche titubanza.

Il FtseMib cala ancora ma banche sugli scudi

Piazza Affari chiude la seduta in negativo (-0,3%) condizionata dalla difficile trattativa tra il governo e ArcelorMittal riguardo il caso ex-Ilva e dalle turbolenze all'interno della maggioranza di governo sulla manovra finanziaria. Però buone notizie arrivano dal settore creditizio dove Ubi e Bpm crescono rispettivamente del 3,6% e 2,7% sulla scia della conferma del rating da parte delle agenzie e dei progetti di fusione in corso con la presentazione del piano industriale nel 2020.
Riflettori su Carige, ancora sospesa dalle negoziazioni, nel mercato delle Small Cap. L'assemblea straordinaria ha dato il via libera per l'aumento di capitale che porterà ad un rafforzamento patrimoniale di 900 milioni di euro.

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