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US: crescente ottimismo ma lo spettro della crisi rimane

• Riduzione delle tensioni USA-Cina;
• Mercati ai massimi nonostante il pessimismo e la bassa partecipazione degli investitori;
• Manovre di stabilizzazione de tassi da parte della Fed;
• Disoccupazione prevista ancora in calo.

Nelle ultime settimane si è assistito ad una sostanziale riduzione dei due principali rischi per l’economia globale: una Brexit senza accordo e un’ulteriore escalation nella trade war tra Stati Uniti e Cina.

Rispetto alla guerra commerciale sembra che dopo 18 mesi di tensione in termini di tariffe aggiunte, tolte o slittate, gli Stati Uniti abbiano deciso di non imporre altri dazi specialmente sul settore automobilistico.

Le tariffe, fino ad oggi, hanno portato solo depressione della domanda in entrambi gli stati (oltre i danni causati ad Europa e Giappone) senza rafforzare, ne’ proteggere le aziende (soprattutto nel caso americano dove i dati sono piu’ attendibili e trasparenti).
A sostenere i mercati che a Wall Street continuano a segnare nuovi massimi storici ci ha pensato anche la Fed: ieri sera infatti la Banca Centrale Americana ha manifestato l’intenzione di mantenere i tassi costanti per il 2020 dopo l’ultimo taglio di 25 basis points lo scorso Ottobre, è previsto inoltre un piccolo rialzo nel 2021. Il parere della Fed ha un significato importante soprattutto perché i membri lo hanno approvato all’unanimità.

Questa decisione potrebbe scatenare una reazione a catena nelle altre banche centrali è fondamentale notare infatti che l’ondata di tagli dei tassi delle 22 banche centrali, che hanno adottato una politica accomodante, ha portato ad un taglio di 900 basis points.
Altro dato positivo è il tasso di disoccupazione NAIRU (tasso di disoccupazione tenuta l’inflazione stabile) che è previsto scenda al 3.5% continuando a violare la curva di Philips che fissava il livello minimo al 4%.
Tuttavia sembra che la prossima mossa per favorire l’economia sia implementare una politica fiscale piu’ strutturata non solo in America ma anche in Europa e Giappone dove un rialzo dei tassi sembra comunque  improbabile anche nei prossimi anni.

Ma la crisi ci sarà o no?

Alcuni tra i gestori dei maggiori hedge funds prevedono una “low recession” ovvero un calo dei mercati dovuto piu’ che altro a temi di profit taking, in modo da far rifiatare le borse che stanno vivendo il piu’ lungo periodo di espansione della loro storia. Altri denotano un deterioramento degli earnings nelle società americane. Ma il piu’ grande punto interrogativo sono le ormai prossime elezioni presidenziali che potranno far capire agli investitori su che pilastri si delineerà la politica e sopratutto come verrà portata avanti la relazione con la Cina.

Tuttavia nonostante si parli di crisi da piu’ di un anno, dopo il forte calo degli ultimi 3 mesi del 2018, ove i ciclici (specialmente tech e lusso) hanno subito pesanti perdite, vi è stato in America un recupero e una crescita costante dei mercati. Ad oggi ha avuto ragione chi è rimasto lungo sul mercato US (anche ipotizzando un’entrata nel Settembre 2018). I flussi ci dicono che la maggior parte degli investitori è ancora fuori dal mercato e se questi soggetti decidessero di entrare (senza aspettare un calo dei mercati) si creerebbe un ulteriore trend rialzista.

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