Uno Yen debole potrebbe rilanciare l'economia?

Se negli Usa lo scontro tra Trump e Powell sembra senza soluzione di continuità, in Giappone le frizioni tra il premier Shinzo Abe e il governatore della Bank of Japan (BOJ) Haruiko Kuroda cominciano a farsi strada. Nella riunione di ieri notte la BOJ ha confermato i tassi a -0,1% e l'acquisto massiccio di 743 mld di dollari annuali di titoli di stato con 7 voti favorevoli e 2 contrari, però facendo sapere che non esiterà un istante a prendere ulteriori decisioni espansionistiche in caso di rischi per l'economia, già avvertiti per via del rallentamento dell'export dovuto alla guerra commerciale in atto. Quindi uno Yen forte, oltre a impedire il raggiungimento del target di inflazione, ancora lontanissimo, danneggerebbe oltremodo la bilancia commerciale. Tassi a zero vorrebbero dire anche contenere l'onere sull'enorme debito pubblico nipponico che ha superato ormai il 240% in rapporto al PIL.

Non è dello stesso avviso il premier Abe che ha già sostenuto come il Giappone, grazie agli stimoli fiscali alle imprese, ha in pratica annullato la disoccupazione e fatto crescere il paese, sebbene il reddito prodotto è stato maggiormente indirizzato verso i risparmi che verso i consumi. E che proprio la politica monetaria ultra espansiva se da un lato non riesce a combattere comunque il fenomeno dell'inflazione stagnante, dall'altro riempie una banca centrale di titoli di stato e di obbligazioni private. Nel primo caso il problema a questo punto non sussiste, visto che l'economia continua il suo processo di crescita ordinata, quindi il target sui prezzi probabilmente è diventato superfluo. Nel secondo caso, invece, una banca centrale che detiene oltre il 40% di titoli di stato e il 75% tra obbligazioni e etf privati desta qualche preoccupazione in merito alla sostenibilità.

Inoltre, ci sarebbero altre due osservazioni importanti da fare. La prima è che se, per qualsivoglia motivo, il paese dovesse iniziare un fase recessiva, la BOJ avrebbe meno munizioni a disposizione per rilanciare l'economia con la politica del denaro facile, perché i tassi sono già negativi e ingoiare altri titoli di debito potrebbe essere veramente pericoloso.  La seconda è che il Giappone dipende molto dalle sue importazioni di materie prime, in particolar modo dal petrolio la cui crescita dei prezzi negli ultimi tempi le ha particolarmente penalizzate, di conseguenza una valuta troppo debole non sarebbe granché benemerita.

Insomma i prezzi in Giappone aumentano se crescono in consumi e questi sono determinati da quanto l'economia reale sia in grado di spostare la componente risparmi in spesa privata delle famiglie e delle aziende.

Quindi cosa ci deve aspettare dallo Yen? Continuerà a manifestare una relativa debolezza o nel prossimo futuro ci sarà da attendersi un possibile irrobustimento? Molto dipenderà da quanto Kuroda riesca a mantenersi fermo nel raggiungimento dei suoi obiettivi senza curarsi troppo delle pressioni esterne che non vengono solo dall'interno del paese, sappiamo che Trump non gradisce molto che le altre valute si rafforzino troppo rispetto al dollaro alla luce degli accordi commerciali in atto. E tanto dipenderà anche dal fatto che i mercati riescano a lungo a essere sostenuti dal fiume di denaro che in essi si è riversato, nel caso in cui si manifestino i primi venti di recessione, la corsa alla valuta rifugio, quale è lo yen, potrebbe generarne il logico rafforzamento.

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