UNA VENTATA D'OTTIMISMO: LA FINE DEL QE

UNA VENTATA D'OTTIMISMO: LA FINE DEL QE

Il 29 ottobre del 2014, quando la FED chiuse l’era del Quantitative Easing annunciando la fine degli stimoli monetari, il mantra ricorrente tra gli esperti dei mercati finanziari era: “Gli attuali prezzi degli asset finanziari sono stati sostenuti dalle iniezioni di liquidità; in assenza degli acquisti da parte della Fed, i mercati inevitabilmente crolleranno!”. L’indice S&P 500 quotava 1982 punti, il Nasdaq 100 era a 4090, i due indici salivano quasi ininterrottamente da oltre cinque anni. Non c’erano dubbi, si diceva: “È il momento giusto, lo storno è imminente!”  

Come è andata i quattro anni successivi lo sappiamo, inutile snocciolare dati, grafici e numeri! 

Il piano prospettato da Mario Draghi che sancisce la chiusura de QE alle fine del 2018 tormenta molti operatori: “Senza il sostegno della BCE, senza l’azione di Super Mario sui nostri titoli di Stato, il mercato azionario crollerà!”


Allo stesso modo dell’ottobre 2014, questo autunno si presenta foriero di previsioni menagrame: “Siamo gravati da un fardello insostenibile (il debito pubblico), sforeremo ogni vincolo, non possiamo più farcela, senza l’azione di alleggerimento quantitativo sarà la nostra fine ed il listino Ftse Mib piomberà come un masso, fino all’abisso”  


Posso apparire un inguaribile ottimista, ma, posto che l’imprevedibilità dei mercati sia un presupposto assoluto di ogni analisi, ritengo che la fine del QE rappresenti un’ottima notizia per l’Italia e quindi per il suo mercato azionario.
Vado controcorrente. Ammetto che il QE ha alleggerito l’onere del servizio dei debiti pubblici europei (addirittura per alcuni Paesi tale onere si è trasformato in un vantaggio), inoltre, grazie allo svilimento dell’euro, siamo riusciti ad avere una moneta più debole; vi sono state però alcune controindicazioni: si supponeva che questo processo producesse crescita ed inflazione. In realtà ciò non è avvenuto.


L’immissione di liquidità non è servita a stimolare i consumi o gli investimenti, ma è servita a stimolare altri acquisti di asset finanziari. L’inflazione è così rimasta modesta e la crescita asfittica.   
Con la drastica diminuzione dei tassi d’interesse a lungo termine, il divario tra tassi a breve e a lungo si è notevolmente ridotto appiattendo così la curva dei rendimenti. Come sappiamo dalla teoria economica invece, vi è una correlazione diretta tra ripidità delle curve dei tassi e la crescita dell’economia.


I banchieri saranno finalmente stimolati ad intraprendere seriamente il “core business” dell’impresa banca.
Un istituto di credito si realizza e diventa forte se fa la banca, ovvero se svolge un’azione di intermediazione del credito. Se i margini d’intermediazione sono bassi, una redditività potenziale così ridotta non giustifica i rischi. Il banchiere non si impegna, non ne vale la pena!  Un aumento di tali margini farà sì che il banchiere possa concedere prestiti a imprese e privati sulla base dei tassi d’interesse a lungo termine. La fine del QE, ed anche la presumibile impennata dei tassi a lungo, offrirà alle banche nuove opportunità di business. Verranno finalmente valutati dalle strutture bancarie nuovi progetti che richiedano finanziamenti e, se ritenuti validi, si concederanno prestiti che alimenteranno nuova domanda affinchè si possa così creare un circuito virtuoso per l’economia bisognosa di banche, le stesse banche che devono costituire la linfa vitale di un Paese che deve ripartire.    


Man mano che gli effetti del QE si smorzeranno, la curva dei rendimenti diverrà più ripida.
Chissà quando al banchiere converrà rifare seriamente il suo lavoro? Penso presto.

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5 - Commenti

Rossano Montori - 11 ottobre 11:06 Rispondi

Grazie per la condivisione Tony!!!

Filippo Cova - 11 ottobre 11:58 Rispondi

Articolo bello da leggere, semplice da capire e completo dal punto di vista nozionale.

Complimenti.

Riccardo Zago - 11 ottobre 12:14 Rispondi

Grande articolo, grazie Tony.

vincenzo amantonico - 11 ottobre 13:11 Rispondi

Bell‘articolo del Mago Cioly Puciani!

Leonardo Fiorini - 11 ottobre 13:13 Rispondi

Ottimi spunti, grazie!