Trump torna all’attacco: nel mirino Ue e Cina

  • Mentre il mondo sperava in una soluzione, Trump torna all’attacco della Cina
  • Secondo il repubblicano Pechino avrebbe ingannato gli Usa ma la vera colpa è degli ex dirigenti statunitensi che lo avrebbero permesso
  • Immediate le risposte dei mercati asiatici

La Cina? Una nazione di imbroglioni. Ma la colpa dell’attuale situazione non è di Pechino, ma dei precedenti leader statunitensi.

L'affondo di Trump

Non usa mezzi termini il presidente Usa Donald Trump secondo cui se si è arrivati ad una situazione di guerra commerciale la colpa è anche di chi, in America, lo ha permesso. In altre parole: i predecessori che, alla Casa Bianca, hanno firmato accordi estremamente svantaggiosi per Washington. Accordi da cui l’unica parte a trarne vantaggio è stata quella cinese. 

“Dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, nessuno ha manipolato meglio o sfruttato maggiormente gli Stati Uniti”, ha detto Trump. “Non dirò la parola ‘imbroglione’, ma nessuno ha imbrogliato meglio della Cina, lo dirò.”

Tensioni in aumento

Parole al vetriolo che non fanno altro che aumentare una tensione estrema tra le parti dopo un periodo di relativa calma. Forse anche troppa visto che dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi secondo cui la firma dello “step one” era ormai prossima, non si sono avuti altri particolari. Il che, conoscendo le dinamiche di situazioni simili, non è mai una buona notizia. La conferma oggi, proprio nelle parole di Trump, il quale, però, anche in chiave elettorale, ha pensato bene di far pesare la cosa sulle spalle delle amministrazioni democratiche precedenti.

Strategia elettorale?

Da non dimenticare, infatti, che il prossimo anno si dovrà tornare alle urne e la questione dei dazi potrebbe essere un asso nella manica di Trump. Secondo il tycoon sarebbero state proprio le amministrazioni precedenti le fautrici di accordi commerciali con Pechino che di fatto hanno rovinato il mondo del lavoro. Gli accordi da loro promossi, infatti, avrebbero permesso una concorrenza sleale e il furto della proprietà intellettuale. Ed è proprio il furto di proprietà intellettuale al centro della diatriba: da un lato Washington chiede il cambio immediato delle regole, dall’altro Pechino, invece, il taglio altrettanto immediato, dei dazi commerciali imposti alle merci cinesi.

Non solo Cina

Ma non è solo la CIna nel mirino delle critiche presidenziali. anche l’Unione Europea ha dovuto registrare il suo carico di lamentele. L’UE, stando alle sue parole, avrebbe imposto barriere commerciali anche peggiori per certi versi. Per quanto riguarda l’Europa, al centro della diatriba (che in realtà nasce dall'antica questione Airbus-Boeing) c’è il settore auto con Washington che accusa il Vecchio Continente imporre prezzi troppo alti alle sua auto e di godere di agevolazioni troppo ampie in territorio statunitense senza avere lo stesso trattamento. Oggi, intanto, potrebbero essere rinviate nuovamente le previste tariffe commerciali su merci europee.

La reazione dei mercati

Un possibile rinvio di 6 mesi che porterebbe la prossima scadenza a maggio del 2020. Qualche mese prima delle elezioni presidenziali . Immediata la risposta dei mercati asiatici: il Nikkei chiude a -0,85% e Shanghai perde lo 0,52%. Disastrosa la seduta di Hong Kong che deve sopportare lo stress di una serie di proteste che ormai sfiorano la guerriglia civile. A conti fatti si parla di un -2,12%.

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