Tensione Usa-Iran alle stelle: borse in forte calo

  • Tutti in rosso gli indici delle principali borse mondiali a causa delle minacce reciproche che Iran e Usa si scambiano dopo l'uccisione del generale Soleimani;
  • Oro e valute rifugio ipercomprate, gli investitori si riscoprono avversi al rischio;
  • Il petrolio avanza e si porta minaccioso oltre i 70 dollari al barile.

Terremoto sulle borse

Le borse asiatiche riprendono l'attività post festiva con pesanti cali generalizzati, con Tokyo che perde il 2%, Hong Kong lo 0,9%, Seul e Mumbay oltre l'1%. Anche Wall Street dopo i recenti record vede gli indici in rosso con la VIX che si impenna con un rialzo del 12%.
L'uccisione del generale Qassem Soleimani ha creato una voragine nella crisi mediorientale sollevando un vespaio che non sarà facile da arginare. Nella giornata di ieri Hossein Dehgan, il consigliere militare del leader irananiano Kamenei, in un'intervista alla Cnn ha detto che l'Iran risponderà agli Stati Uniti militarmente. Questo sicuramente contribuisce ad appesantire il clima e a destare parecchie preoccupazioni, dopo che Teheran ha annunciato che gli accordi sul nucleare stabiliti nel 2015 non saranno più rispettati.
A soffiare sul fuoco della rivolta vi è anche un articolo del quotidiano tedesco Bild che scrive che l'Iran ha messo una taglia di 80 milioni di dollari a chi ucciderà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La risposta degli Stati Uniti non si è fatta attendere e la Casa Bianca ha avvertito gli iraniani che se qualche bersaglio americano venisse attaccato la risposta potrebbe essere fuori da ogni limite.

La corsa ai beni rifugio

Insomma in questo contesto gli investitori sono ovviamente preoccupati e scatenano la corsa verso i beni rifugio come l'oro che sale dell'1.5% e raggiunge 1575 dollari l'oncia, ai massimi da diversi anni. Vi sono anche massicci acquisti sulle valute che danno maggiore sicurezza in tal senso come lo yen che si porta al di sotto di 108 verso il dollaro americano e il franco svizzero che quota a 1,0825 contro l'euro.
E' inutile dire che la propensione al rischio che si era venuta a creare, forte di un rinnovato sentment ottimistico per via delle schiarite su vari fronti geopolitici, è stata pesantemente compromessa e che ora gli operatori abbiano spostato il focus sulla questione iraniana che condurrà le danze sui mercati finanziari da qui in avanti.

Il Brent oltre i 70 dollari al barile

Le tensioni in Medio Oriente spingono in alto il prezzo del petrolio che in questi giorni ha iniziato una corsa che sembra inarrestabile. Il Brent supera per la prima volta da 9 mesi a questa parte la soglia dei 70 dollari, metre il Wti con una quotazione di oltre 64 dollari tocca i massimi da novembre 2018.
Secondo alcuni analisti, i venti di guerra nel Golfo sono stati solo un pretesto per la crescita delle quotazioni dell'oro nero, che da anni viveva uno status di sottovalutazione dovuta a disparati fattori.
In Norvegia sta per essere messo in azione il Johan Sverdrup, che è il più grande campo offshore di estrazione di petrolio dell'Europa Occidentale e questo certamente contribuirà a incidere sul mercato della domanda e dell'offerta del greggio e quindi della sua quotazione nei prossimi mesi.

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