Tassi negativi: le trappole mentali dei risparmiatori

A cosa è servita la politica dei tassi a zero

Molte persone vedono in Mario Draghi una figura paterna, una sorta di salvatore della patria contro le angherie del nemico perché, elargendo denaro a fiumi, mette in moto tutta un'economia depressa dalla recessione. Che sia stata una figura paterna per le banche è fuori di dubbio, ma fin qui non ci troverei nulla di male, uno dei principali compiti che ha una banca centrale è quello di vigilare sul sistema bancario e assicurarsene la stabilità monetaria. Ma che lo sia stato nei confronti di tutto il resto avrei qualche piccolo dubbio. E qui vorrei osservare da vicino la figura del risparmiatore il quale, a mio avviso, rimane il più penalizzato dalla politica dei tassi a zero o negativi.

Cosa comportano per i correntisti tassi negativi

Giovedì sarà l'ultima di Draghi in quel di Francoforte e l'eredità che lascerà a Christine Lagarde sarà di quelle pesanti, sopratutto perché legata alle pressioni disfattiste del fronte franco-tedesco che ogni giorno si fa sempre più agguerrito. Ma il punto su cui vorrei concentrarmi per analizzare il riflesso che ha sui risparmiatori è quello del tasso sui depositi che nell'ultima riunione del comitato esecutivo della BCE è stato portato da -0.4% a -0,5%. Questo significa che per parcheggiare denaro in riserva presso la BCE le banche dell'eurozona devono addirittura pagare lo 0,5% sulle somme depositate. Finora per fortuna, almeno in Italia, le banche non hanno scaricato questo onere nei confronti del correntista che deposita i propri risparmi sul conto corrente, ma cosa succederebbe se ciò dovesse accadere, come è già avvenuto in altri paesi? Il risparmiatore si troverebbe a pagare, insieme alle consuete spese bancarie e alle odiose patrimoniali, una sorta di ulteriore patrimoniale sui propri risparmi, i quali sono già erosi dall'inflazione che, anche se contenuta, c'è e alla lunga si sente.

Come comportarsi alla luce di tutto ciò

Tenere i risparmi in conto corrente a lungo, quindi, potrebbe rivelarsi una decisione non proprio saggia. E quindi che fare? Prendersi cura dei propri investimenti senza per forza diventare un trader o un mago della finanza credo che possa intanto essere un primo passo. Il secondo è ragionare sul fatto che nulla è gratis e le banche non sono istituti di beneficenza, legittimamente oserei dire, quindi ogni servizio fornito paga lo scotto. Di conseguenza rimuovere quelle trappole mentali che portano il risparmiatore verso l'avversione per i mercati finanziari, se tutto viene fatto con oculatezza e criterio, alla lunga la cosa porta benefici. Ricordiamo che l'obiettivo è quello di preservare il capitale dalle spese correnti e dall'inflazione, quindi la scelta di crearsi un portafoglio ben diversificato di titoli selezionati che hanno una solidità economica e finanziaria dietro senza avventurarsi in complicanze difficili da capire e quindi da gestire sia molto più salomonica di lasciare i propri risparmi in balia delle onde... di qualsiasi quantitative easing.

2 - Commenti

bruno miciano

bruno miciano - 22 ottobre 17:39 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 23 ottobre 09:45 Rispondi