Taglio dei tassi Fed? Per alcuni un errore. Ecco perchè

Lo scorso luglio la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base. Lo stesso è stato deciso nell’ultima riunione del 18 settembre. Attualmente il range di riferimento si assesta tra 1,75% e 2%. Una decisione che ha indirizzato il mercato verso una possibile ripresa, anche se non ufficiale, del Quantitative Easing.

Un taglio controverso

Infatti il governatore della Fed, Jerome Powell, ha chiarito in entrambe le ultime conferenze stampa, che le direttive della banca centrale saranno prese di volta in volta e che ad un taglio dei tassi non necessariamente ne potrebbe seguire un altro. Una dichiarazione che serve per sottolineare l’indipendenza della Fed di fronte alle insistenti pressioni del presidente Usa Donald Trump il quale insiste da tempo per un drastico taglio del costo del dollaro? Oppure parole di facciata che invece nascondono la necessità di voler ripristinare di fatto il Quantitative Easing ma non far vedere all’opinione pubblica che, alla fine dei conti, quello che chiedeva Trump è stato fatto?

Dati macro importanti

Un sospetto lecito non solo perché il FOMC, il braccio operativo della Fed, si è diviso sia nella riunione di luglio che in quest’ultima di settembre, ma anche perché analizzando i dati macro dell’economia Usa, la situazione non è poi così drastica. Ne è convinto anche Howard Marks di Oaktree Capital secondo cui una recessione non è imminente. Anzi, non si intravede nemmeno su un orizzonte quinquennale.

Espansione economica da record

Altro dato significativo: luglio è stato il 121esimo mese di espansione economica dalla recessione del 2008. In altri termini: la più lunga dal 1854. Ma anche nel caso in cui l’economia Usa non stesse andando per il meglio, qualora si volesse evitare il pericolo di una recessione, sottolinea Marks, si dovrebbero prendere provvedimenti dall’anno prossimo, non adesso. Ultima nota: non è compito della Fed prevenire l’insorgere di una recessione.

Un ragionamento illogico

Attualmente, continua l’investitore, il ragionamento fatto dai rappresentanti del board è tendenzialmente illogico. Infatti le banche centrali di solito tagliano i tassi per far funzionare l’economia; ora la Fed vuoi ridurre i tassi per potenziare un’espansione economica che è la più lunga della storia. Un impulso che potrebbe essere superfluo visto che ancora si sentono gli effetti della riforma fiscale arrivata nel 2018.

Il punto di vista della Fed

Da parte sua la Fed ha giustificato la sua decisione con la possibile minaccia rappresentata da un rallentamento innescato da shock esterni, come guerre commerciali o Brexit. Per quanto sia innegabile che alcuni settori siano stati messi fortemente sotto pressione dalla guerra dei dazi (manifatturiero in primis), è altrettanto innegabile che, in confronto con gli analoghi dati di altre nazioni, quello statunitense riesce ancora a vincere. E non di poco.

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