Recessione in Usa? Sì, nonostante la Fed

Recentemente, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 punti base. Una decisione che non solo ricalca quanto già fatto a luglio ma conferma anche una situazione molto particolare.

Tra politica e finanza

Le pressioni esterne, non solo economiche ma anche politiche, stanno portando lentamente la banca centrale ad assumere un atteggiamento dovish nonostante le diverse dichiarazioni di Powell che vanno però nel senso opposto. Infatti sia a luglio che a settembre il numero uno della Fed ha sottolineato che tutte le future decisioni saranno prese con un occhio ai dati macro che, di volta in volta, verranno pubblicati. Ma secondo quanto dichiarato da David Rosenberg, economista e stratega di Gluskin Sheff, gli Usa arriveranno ad una recessione nonostante tutti gli sforzi dell’istituto centrale. In altre parole Rosenberg prevede una recessione tra meno di 12 mesi di distanza. Una crescita negativa all’orizzonte, dunque, che potrebbe essere anticipata da quanto sta accadendo in Germania.

Paura per Berlino

L’ex locomotiva d’Europa, proprio ieri, ha scoperto dati inferiori alle attese, su molti fronti. A settembre, infatti, l’indice PMI manifatturiero ha segnato 41,44 punti, i minimi da oltre 10 anni. Un dato che è ben al di sotto dei 43,5 della precedente rilevazione oltre ad essere inferiore anche alle attese ferme a 44 punti. Il problema maggiore è che questo livello è distante anni luce dai 50 punti che separano la crescita dalla stagnazione e rappresenta, come se ciò non bastasse, anche il nono mese di calo consecutivo. Negativo anche l’indice PMI per il settore dei servizi (52,5 punti da 54,2 punti di agosto) il che porta l’indice composito a 49,1 punti, dai 51,7 di agosto. E ancora: sempre la Germania ha dovuto vedersi tagliate le stime per la crescita a +0,5% per il 2019 contro il +0,7% di maggio. Non andrà meglio nel 2020 con un +0,6% invece del +1,2%.

E per gli Usa?

Come detto la Fed ha tagliato anche lei i tassi ma i vertici hanno tenuto a precisare che un altro intervento sarebbe arrivato solo in caso di peggioramento dei numeri, cosa che, hanno aggiunto, difficilmente si sarebbe verificata. Anche perché i numeri suggeriscono altro. Non solo quelli del settore dei consumi, del lavoro e dei salari medi ma anche, a Wall Street, di un S&P 500 e di un Dow aumentati rispettivamente del 19% e 15%. Ma secondo Rosenberg, è solo una questione di tempo prima che i dati economici di Washington peggiorino e Powell sia costretto a riprendere l’allentamento nei prossimi mesi.

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