Kimura Trading

Rally natalizio: Wall Street su nuovi record

  • L'impeachement di Trump non spaventa i mercati che anzi continuano indisturbati la marcia verso nuovi record;
  • In Nord Europa si cominciano ad alzare i tassi, potrebbero dare il là a una serie di rialzi diffusi del costo del denaro nel 2020;
  • Johnson presenta il piano del governo per accelerare l'uscita del Regno Unito dall'Unione, i mercati però vendono sterline.

Le borse americane indifferenti all'impeachment

Nessun trambusto, paventato da qualcuno, si è verificato sui mercati americani dopo la notizia di ieri notte che il presidente Donald Trump è stato messo sotto impeachment nella votazione della Camera. I listini hanno continuato a crescere indisturbati con lo S&P che per la prima volta nella storia supera quota 3.200 punti e con il Nasdaq che si avvicina ai 9.000. E' evidente che la liquidità iniettata dalla Fed continua a sostenere le quotazioni, nonostante qualche dato macro non troppo brillante come ad esempio il calo della vendita di case (5,35M al di sotto del consensus di 5,45M). E la cosa un pò paradossale è che proprio il comparto immobiliare ieri sia stato uno dei settori più acquistati dagli investitori azionari con una crescita dell'1%. Si riduce ancora il VIX che raggiunge 12,5 punti a conferma che la propensione al rischio in questo periodo è parecchio sostenuta e la bassa volatilità implicita incorporata nelle quotazioni potrebbe ancora per un certo periodo mantenere questi livelli.

Potrebbe essere iniziata la fine dei tassi negativi?

Le banche centrali del Nord Europa hanno cominciato ad alzare i tassi, quantomeno ieri la Risibank, ossia la banca svedese ha portato il costo del denaro da -0,25% a 0, Quella norvegese l'ha confermato a 1,5% ma nel verbale di politica monetaria ha fatto cenno alla possibilità che nel corso del 2020 i tassi saranno aumentati.
Tutto questo si inserisce in un clima dove anche in Europa ci si domanda se non sia il caso di effettuare un cambio di rotta nella politica monetaria come riportato da Bloomberg. Sembra infatti che Christine Lagarde sia più incline ad assecondare le linee guida della Bundesbank che mirano ad una certa stabilità finanziaria piuttosto che proseguire verso un sentiero che fino ad oggi non ha portato grandi risultati. Al proposito l'indicatore di inflazione stimato a 5 anni si è portato sui massimi di periodo, il ché potrebbe essere un segnale di revisione di tutto il piano della BCE.

Il piano di Johnson butta giù la sterlina

Ancora cali sul valutario per la moneta britannica che ora si riporta sotto 1,30 sul dollaro e a 0,85 sull'euro. Ieri il premier Boris Johnson ha presentato il programma del governo che, a suo dire, dovrebbe in tempi rapidi portare la Gran Bretagna fuori dall'Europa. I mercati invece interpretano l'atteggiamento del leader dei Tory un altro atto di sfida all'Unione e temono che si possano creare le condizioni per rigettarsi pericolosamente in un sentiero di guerra che conduca nuovamente ad incertezze e tensioni. Per questo si sono fatti avanti gli shortisti sul pound e se la situazione non verrà presto definita si potrebbe assistere ancora ad un periodo più o meno lungo di vendite che di fatto annullano le prospettive di rally che dopo le elezioni britanniche in molti avevano considerato.

0 - Commenti