Quando una crescita basata sul debito fa saltare un'economia

Chi segue da vicino le vicende che interessano la crisi turca e la pesante svalutazione monetaria della lira si starà chiedendo come sia possibile tutto questo per un paese che dal 2012 al 2018 è cresciuto di circa il 33% e che ha un rapporto debito/Pil solo del 30%.

Bisogna partire da alcuni dati. La Turchia ha avuto nel 2017 ha raggiunto il picco di crescita del 7,4% dovuta essenzialmente a investimenti imponenti in infrastrutture, la stragrande maggioranza dei consumi del PIL prodotto è interna e il 78% delle materie prime è di importazione estera.

Ma i soldi da dove arrivano... è questo il nocciolo della questione.

Il debito che è stato generato per alimentare la crescita è un debito espresso in dollari, perchè chi finanzia le imprese turche non accetta mai e poi mai di essere pagato in una moneta debole e volatile come la lira. In termini spiccioli... ogni santo giorno la Banca centrale turca deve chiedere dollari alla Fed da mettere in circolazione, attraverso il canale bancario, per finanziare le imprese che si indebitano in dollari.

Da ciò ne consegue che negli ultimi 5 anni il dollaro ha più che triplicato il suo valore rispetto alla lira turca.

Ovviamente fin quando le cose funzionano... del surriscaldamento dell'economia ci si preoccupa poco. Aumenta il PIL, salgono i consumi, cresce l'occupazione e i salari si adeguano, quindi l'inflazione a doppia cifra ancora ancora regge MA... cosa succede quando qualcosa va storto?

E qui entriamo nel nucleo del discorso: la politica internazionale. Con gli Usa non si scherza. O si è con loro oppure si è contro di loro. Rifornirsi di missili e gas naturale russi e aver tenuto agli arresti il pastore evangelista americano equivale ad una dichiarazione di guerra. E qui l'unico modo per colpire al cuore un paese la cui economia galoppa è quello di farlo attraverso la leva che la alimenta, ossia il debito.

La speculazione finanziaria sulla lira, fatta direttamente tramite gli hedge funds o indirettamente per effetto dei dazi, rende praticamente impagabile il debito che le imprese hanno con le banche, quindi il giocattolo si rompe e prende corpo il problema inflazione, la quale erodendo il potere d'acquisto in un'economia che è pronta a scoppiare, assume a pieno titolo la valenza di tassa sommersa bella salata quale è.

Dal canto suo Erdogan con la mossa di sostituire il governatore della banca centrale turca, colpevole di non adeguarsi alla politica monetaria ultra espansiva voluta dal governo, di fatto ha prodotto come effetto quello di far risvegliare l'inflazione che, dopo i picchi registrati nel 2018 di oltre il 20%, si era gradualmente ridotta fino a raggiungere la soglia del 15% nel corso del 2019.

Cosa ci sarà da aspettarsi per i prossimi mesi? Continuerà Erdogan ad uno scontro autolesionista contro tutti perseverando in questa forma di populismo oppure rientrerà nei ranghi e correrà ai ripari? Di certo il mercato almeno fino a che la situazione non sarà più nitida continuerà a manifestare un'avversione al rischio nei confronti della lira che alimenterà la spirale inflazionistica chiudendo l'economia in una morsa letale

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