QE 2: alla fine la Fed cede alle pressioni di Trump

E alla fine ha vinto lui...

Al di là della diplomatica presa di posizione di Jerome Powell che ha voluto precisare al convegno di Denver di martedì scorso che non si tratta di un nuovo quantitative easing, di fatto la Fed sta lanciando sul mercato un altro massiccio acquisto di Treasury Bond i cui dettagli verranno resi noti nella seduta del FOMC di fine mese. Nel discorso alla National Association for Business Economics, il chairman della Fed ha giustificato la decisione con la sopraggiunta crisi di liquidità che ha colpito il sistema interbancario nei finanziamenti a breve il ché potrebbe spingere pericolosamente in alto i tassi a breve con riflessi disastrosi per l'economia che, negli ultimi tempi, ha di fatto registrato un rallentamento, come dimostrano i dati sulla crescita del PIL, passata in un anno dal 2,9% al 2% e quelli sull'ISM manifatturiero e non, ben sotto la soglia che delimita la contrazione o l'espansione di un'economia.

La questione dazi può essere determinante

Il timore all'interno del board è anche che la guerra commerciale in atto contribuisca a peggiorare tutte quelle variabili che negli ultimi anni hanno rappresentato il motivo propulsore dell'economia statunitense. Non solo, vi è un forte problema legato all'indebitamento del Tesoro Usa, in quanto la diatriba in corso tra Usa e Cina non potrà non avere ripercussioni sull'acquisto di bond americani di cui i cinesi sono i principali acquirenti. Quindi chi altri se non la Fed può compensare il calo di domanda che si avrà nei prossimi anni?

Ci sarà da attendersi tassi a zero per il futuro?

E' una mascherata? L'impressione è che si stia preparando il terreno per una serie di ribassi che porterà gradualmente l'economia a stelle e strisce a viaggiare a tassi nulli come nel periodo post 2008 e per ben 10 anni. Da qui alla fine dell'anno, quindi, sembra quasi inevitabile che i ribassi saranno due anche se probabilmente la forbice non andrà oltre il quarto di punto per volta.

La vittoria di Trump

E Trump festeggia... perché al di là di tutto, le elezioni presidenziali che si terranno a novembre del 2020 incombono e il primo cittadino americano avrebbe tutto l'interesse a presentarsi alla campagna elettorale con alle spalle un'economia in espansione che non risente delle vicende geopolitiche perché sostenuta da una banca centrale accomodante.

Ancora però non è detta l'ultima parola

Dai verbali del FOMC di ieri sera però sono emerse evidenti spaccature tra i membri del comitato riguardo le intenzioni di politica monetaria, non tutti sono d'accordo ad un accomodamento eccessivo e quanto sarà forte la resilienza degli oppositori determinerà anche l'entità del piano di acquisti che verrà messo in atto.

Sul mercato valutario i fondamentali hanno la meglio

Il dollaro però non subisce alcun contraccolpo e anzi sferra una serie di rialzi contro le principali valute mettendo ancora una volta in risalto una forza relativa legata ai fondamentali e riluttante a qualsiasi forma di distorsione dei mercati determinata da steroidi monetari forzati.

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2 - Commenti

Antonio Leonetti

Antonio Leonetti - 11 ottobre 14:55 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 11 ottobre 17:19 Rispondi