Oro ai massimi da 5 anni dopo una Fed ancora accomodante

Le parole del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell hanno dato ragione alle previsioni degli analisti. 

Nessun cambiamento sui tassi di interesse, anzi la conferma del range 2,25-2,5% fino al 2020, ma anche la constatazione che il quadro generale si è deteriorato e che, perciò, si potrebbe prospettare presto la necessità di prendere provvedimenti.

La Fed fa concorrenza alla Bce

In altre parole la Fed si è detta disposta a mettere in campo tutto quanto in suo potere nel caso in cui eventi esterni, vedi la guerra dei dazi in atto, dovessero creare ulteriori tensioni. Di fatto l’apertura di una porta su luglio. Tra il 30 e il 31, infatti, è prevista la prossima riunione del board della banca centrale Usa che, secondo quanto ora in mano agli economisti, sarebbe quella decisiva per il taglio dei tassi (per Natixis Investment Managers ci sono il 95% di probabilità che ciò avvenga il mese prossimo). Le previsioni parlano di una limatura dello 0,25%.

Cosa è successo dopo l’annuncio di Powell 

Il dollaro ha iniziato a scendere sull’euro mentre l’oro ha visto i massimi da 5 anni a questa parte toccando quota 1.385,8 dollari l’oncia. Un calo dei rendimenti sui Treasury Usa (in mattinata si è registrato un 1,989% sul taglio a 10 anni, livelli minimi dal 2016) e le prospettive di un generale indebolimento dell’economia mondiale sono stati gli elementi che hanno favorito il risveglio delle quotazioni. Intanto l’attenzione si sta concentrando sulle date del 27 e 28 giugno quando ad Osaka si terrà il vertice dei G20. La speranza non è quella di un possibile accordo, bensì di una ripresa dei colloqui interrotti a maggio. Infatti le posizioni tra le parti sono ancora molto distanti così come distanti sono anche gli approcci verso una possibile soluzione.

Sostituzione di Powell?

Intanto continua a far parlare di sé il presidente Trump il quale ha ribadito ieri la possibilità di sostituire il governatore della Fed, Powell. Una mossa fosse azzardata che secondo Robert Heller, membro del Fed dal 1986 al 1989, rischierebbe di urtare il sentiment del mercato. Gli investitori, infatti, devono ancora combattere contro troppe incertezze. Incertezze che non contemplano solo le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina ma anche un gigantesco punto interrogativo rappresentato dalla Brexit e dal destino politico di Londra.  Una sostituzione di Powell sarebbe una mossa senza precedenti che per giunta andrebbe anche contro la volontà dello stesso governatore, deciso a continuare a coprire il suo mandato che, per statuto, dura quattro anni.

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