Morgan Stanley: step one Usa-Cina non risolverà molto

  • Si avvicina il 15 dicembre, data in cui saranno incrementati i dazi Usa ai prodotti cinesi
  • Anche se dovesse essere firmata una prima parte dell’accordo tra Usa e Cina le posizioni resteranno distanti
  • La maggior parte degli analisti prevede che una firma tra le parti potrebbe arrivare tra fine anno e inizio 2020

Si parla sempre più spesso di una prima parte di accordo tra Usa e Cina, il famoso “step one” che potrebbe essere firmato a breve. Prima di Natale secondo alcuni, entro il prossimo anno secondo altri. Tra questi ultimi anche gli analisti Reuters mentre tra i primi ci sono i colleghi di Pimco.

Lo step one non risolverà molto

Ma anche nel caso di un probabile accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina le fasi successive saranno comunque lunghe e difficili. Il motivo? Le parti continueranno a rimanere distanti soprattutto sulle questioni più spinose. A dichiararlo è Andrew Sheets, capo stratega cross-asset di Morgan Stanley. Un problema non indifferente dal momento che la guerra commerciale sta pesando sulle economia mondiali. Un peso che potrà essere alleviato, se non eliminato del tutto, solo con un’intesa completa, duratura, sistematica e soprattutto convincente per i mercati. Cosa che uno “step one”, per giunta nato dopo una serie di stop&go, non può garantire.

Le conseguenze della guerra dei dazi

Non solo, ma il protrarsi della guerra tariffaria e le sue incertezze hanno zavorrato la già lenta crescita globale portando l’economia dell’intero pianeta verso un costante rallentamento. E ancora. La disputa in corso ha portato ad un cambio degli equilibri geopolitici e ad una nuova serie di filiere produttive. Intanto, però, i mercati hanno registrato performance ottimali da inizio anno, segno che, sebbene tra mille difficoltà, i mercati credono nella stipula di un accordo. Un fattore paradossalmente negativo. Infatti un atteggiamento simile è la conferma di aspettative molto alte verso questa intesa che, non arrivando, potrebbe deludere i mercati e mettere a dura prova quotazioni ai massimi storici.  In tutto questo il calendario è un ulteriore nemico. Infatti si avvicina quel fatidico 15 dicembre, data in cui dovrebbero scattare quelle tariffe statunitensi rimandate mesi fa da Washington.

In attesa del 15 dicembre

A metà agosto gli Stati Uniti avevano rinviato al 15 dicembre la data prevista per l’aumento delle tariffe commerciali su merci cinesi. Una mossa che nasceva per prendere tempo nell’illusione di una firma su un trattato, anche parziale, che si pensava sarebbe arrivata di lì a poco. Una firma che, però, continua a non arrivare. In quell’occasione, come spesso accade, entrambe le parti avevano interpretato a proprio vantaggio questa decisione. Gli Usa l’avevano fatta passare per una dimostrazione di buona volontà verso l’avversario. Pechino, da parte sua, invece, aveva visto nel rinvio la dimostrazione che le ritorsioni decise contro gli Usa stavano mettendo a dura prova l’economia a stelle e strisce e che la Casa Bianca volesse continuare a trattare ad oltranza.

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