Mercati Usa su nuovi record, ma in Asia prevale l'incertezza

  • Wall Street prosegue la marcia trionfale con il settore energetico in luce grazie alla risalita dei prezzi del greggio;
  • Le borse asiatiche rallentano frenate dal tira e molla riguardo l'accordo sui dazi;
  • A Piazza affari si accende la stagione delle trimestrali, con Tim sugli scudi.

Vola Wall Street a inizio seduta, rallenta nel finale

Le prese di beneficio sul finale di seduta smorzano un pochino le performance dei principali indici borsistici americani che chiudono con il Dow Jones a +0,7%, lo S&P a +0,3% e il Nasdaq a +0,3%. Gli operatori hanno preferito le prese di beneficio in via cautelativa visto che ancora non è stato concretizzato l'accordo sui dazi tra Usa e Cina. Tra i settori che si sono messi in luce vi è sicuramente quello energetico (+1,6%) che approfitta del rimbalzo del petrolio che tocca 62,10 dollari al barile riguardo il Brent e 57,1 per il Wti. Il rialzo dei rendimenti dei bond a 2 anni all'1,7% e di quelli a 10 anni a 1,93% favoriscono i finanziari che crescono dello 0,7% penalizzando i settori più difensivi come l'immobiliare che perde l'1,1% e le utilities che arretrano dell'1,4%.
Le trimestrali dei big invece sono in chiaroscuro, Disney avanza del 5% mentre Gap crolla del 7%.

Borse asiatiche contrastate

Le borse d'oriente sono con il freno a mano tirato, il Nikkei sulla parità (+0,1%), l'Hang Seng cede lo 0,7%, Shangai  guadagna appena lo 0,1% e Seul perde lo 0,3%.
Le notizie che arrivano dal negoziato con gli Stati Uniti non sono eccellenti per la Cina. Trump da un lato vorrebbe concludere in fretta per occuparsi della campagna elettorale, ma alla Casa Bianca non sono del tutto convinti di firmare un accordo che non li soddisfa del tutto. Lo conferma il fatto che alla nota del Ministero del Commercio cinese dove si comunica che le parti sono pronte per la firma del primo capitolo del contratto che prevede il ritiro di tutti i dazi, non vi sono state repliche da parte Usa se non con Larry Kudlow che si è limitato a dire che sono stati fatti passi avanti.
Sui listino cinese pesa anche il peggioramento della bilancia commerciale del Dragone con le importazioni che calano del 6,4% e le esportazioni scese dello 0,9%.

Crollano i beni rifugio

Tutto sommato il contesto positivo porta gli operatori a liquidare un pò di beni rifugio che tenevano in portafoglio. Infatti l'oro tocca i minimi degli ultimi tre mesi a 1.468 dollari l'oncia, il rendimento dei Bond giapponesi sale a -0,07%, livello che non si registrava da maggio, quello del Bund tedesco è salito a -0,25% e il Tresury Note americano si porta a una performance di 1,91%.  Sul fronte valutario lo yen, bene rifugio per eccellenza, perde terreno e nei confronti del dollaro tocca nella seduta di ieri il minimo di 109,48.

A Piazza Affari l'attenzione è sulle trimestrali

Si attendeva con ansia la trimestrale di Tim che ha regalato qualche sorpresa agli analisti. Infatti la società di telecomunicazioni ha pubblicato un crollo dei ricavi dell'8% sotto il consensus, ma con un utile lordo del -7% che ha rispettato le previsioni. La notizia positiva è arrivata dal debito che è sceso più di quanto si aspettava il mercato. Inoltre la società si è blindata circa voci su un alleanza con Google e la quotazione sui listini di Piazza Affari dei centri per la gestione dati.
Tra le migliori blue chip vi è Generali, nonostante una trimestrale non proprio esaltante. La motivazione sta nel fatto che, dopo la cessione delle quote di Unicredit del capitale di Mediobanca, Leonardo del Vecchio con il 10% del capitale avrebbe qualche influenza sulla compagnia assicurativa.

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