Mercati stabili: vendite sui beni rifugio

  • La Cina alza la posta sugli Usa mettendo come condizione per il buon esito della trattativa la cancellazione di 125 mld di dazi;
  • Il mercato monetizza con qualche presa di profitto sulle borse e vende soprattutto oro;
  • La BOE questa settimana deciderà sui tassi, attesa per le parole di Carney.

Borse piatte e qualche presa di profitto

Le borse di tutti i continenti chiudono senza spunti particolari, riaffiora anzi qualche segnale di appagamento e qualcuno comincia a monetizzare i buoni profitti percepiti durante lo sprint di questi giorni. La Cina insiste sul punto di cancellazione di 125 mld di dazi che colpiscono l'economia del Dragone e sembra che in cambio vogliano offrire a Trump la possibilità di sostenere l'incontro per la firma dell'accordo nell'Iowa, che è lo Stato dove Trump gioca la sua partita decisiva per la campagna elettorale. Sicuramente una proposta del genere farà gola alla Casa Bianca visto che il presidente non ha mai tenuto staccate tutte le sue azioni dalla propaganda elettorale che porterà avanti fino alle prossime elezioni e alla fine potrebbe cedere alla posta cinese che si fa sempre più alta.

Selling sui beni rifugio

Il mercato comunque ha una visione ottimistica sugli sviluppi che interessano le varie questioni che tengono un pò tutti gli operatori con il fiato sospeso e liquida beni rifugio come l'oro che perde addirittura l'1,7% piombando a 1.485 dollari l'oncia, decisamente questa la flessione più ampia dell'ultimo periodo. Ma calano anche i prezzi dei bond giapponesi con i rendimenti che salgono a -0,08%, i Treasury Note americani con performance a 1,85% e i Bund tedeschi con rendimenti a -0,32%. Questo la dice lunga sulle intenzioni dei trader che acquisiscono una certa propensione al rischio e vanno in caccia di profitti adeguati.

I fondamentali Usa reggono

La voglia di rendimento è supportata da buoni dati che arrivano dagli Stati Uniti con l'ISM non manifatturiero di ottobre che batte le attese e si assesta a 54,7, ben oltre il livello di 50 che indica la soglia di espansione/contrazione. Questo è grasso che cola attualmente per Trump in vista delle elezioni perché, nonostante tutte le vicissitudini di questi anni sul fronte internazionale, il leader repubblicano può presentare un'America sotto la sua gestione che ha ridotto la disoccupazione mettendo in moto tutta l'economia con le sue riforme, contestate dai suoi avversari politici, ma alla fine risultate vincenti.

Attese per la riunione della BOE

Mentre i politici britannici sono impegnati nella decisiva campagna elettorale in vista delle elezioni del 12 dicembre, la BOE intanto domani si riunisce per presentare i piani di politica monetaria e per decidere sui tassi. Non ci dovrebbero essere grosse sorprese, il costo del denaro dovrebbe rimanere invariato a 0,75%, ma sarà importante capire dalla parole di Carney che cosa l'istituto bancario intende fare nei vari scenari che potrebbero presentarsi dopo la tornata elettorale e soprattutto dopo la fine di gennaio quando si saprà come la Gran Bretagna sarà uscita dall'UE. Intanto qualche buon dato arriva dall'economia britannica con l'indice dei direttori d'acquisto del settore dei servizi tornato al livello di 50, battendo il consensus che lo dava a 49,7 e superando la precedente rilevazione di 49,5. Se questi dati in prospettiva venissero confermati lascerebbero una Gran Bretagna in condizioni ideali per potersi costruire un futuro economico fuori da Bruxelles.

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