Mario Draghi: dalla politica monetaria a quella fiscale

  • Molti addetti ai lavori prevedono in un futuro non troppo lontano l'ex numero uno della BCE come prossimo presidente del consiglio
  • L'espansionismo monetario non potrà probabilmente essere replicato in termini fiscali in Italia per ragioni legate all'indebitamento del paese

Le previsioni sul suo futuro

In questi giorni si discute del futuro di Mario Draghi dopo l'addio alla BCE per scadenza del suo mandato. Probabilmente dalle sue parole non trapelerà nulla in proposito, infatti alla domanda dei giornalisti durante l'ultima conferenza stampa come governatore ha glissato elegantemente con un "chiedetelo a mia moglie". In verità i bookmakers si sono scatenati in questi giorni con le previsioni sul prossimo incarico di quello che un pò da tutti, almeno in Italia, è visto come un'istituzione.

L'idea di Palazzo Chigi

Il più indiziato è senza dubbio l'incarico a Palazzo Chigi come prossimo presidente del consiglio alla guida di un governo tecnico che porti il parlamento a fine legislatura nel caso, sempre più probabile, di debacle del governo giallorosso in carica. Probabilmente sarebbe l'unico tecnico appoggiato da una maggioranza larga in quanto un pò salvatore della patria soprattutto negli anni bui di non troppa lontana memoria quando lo spread attentava alla stabilità del paese. Avrebbe anche, con ogni probabilità, un certo consenso popolare oltre che parlamentare, per effetto di uno spirito sciovinista per quella figura di super Mario nazionale in contrapposizione all'autoritarismo Merkeliano. Purtroppo farsi troppo trascinare dall'entusiasmo è una pratica diffusa, dura a morire e che quasi sempre ha poi deluso le attese.

Politica monetaria non significa politica fiscale

La ragione della mia contrarietà sta tutta in poche parole che Draghi ha pronunciato nell'ultimo incontro con i giornalisti "i governi devono decidersi all'espansionismo fiscale tranne quei paesi che devono ridurre il debito". Io questo lo interpreto in un modo per l'Italia: austerità. La politica monetaria è una cosa, la politica fiscale è un'altra. La prima era rivolta a tutto il continente e serviva soprattutto per impedire che il mercato si mangiasse a colpi di spread i bilanci dissestati dei vari paesi, tutto questo passando attraverso il risanamento del sistema bancario, passaggio assolutamente indispensabile per tenere in piedi tutto l'apparato. La seconda, se fatta con lo stesso criterio della prima, produrrebbe esattamente l'effetto opposto, ossia il mercato scatenerebbe la furia sui nostri titoli perché tale espansionismo fiscale sarebbe visto come un modo per sparare deficit a profusione mettendo ancora di più a repentaglio l'equilibrio dei conti. Indi per cui siamo sicuri che Draghi alla guida del paese sarebbe come quello che si immagina e non come un Monti 2.0?

Non c'è dubbio quindi che per ragioni diverse l'autorevolezza di Draghi sarebbe gradita all'Italia e all'Europa e renderebbe felici moltissimi italiani essendo tale figura nel desiderio di tutti, ma la felicità alla lunga non sta nell'avere quello che si desidera, ma nel desiderare quello che si ha.

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2 - Commenti

Riccardo Zago

Riccardo Zago - 30 ottobre 18:04 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 31 ottobre 10:41 Rispondi