Lo spread non fa più paura alle banche italiane

Cosa rappresenta veramente lo spread

Chi l'avrebbe mai potuto pensare che sarebbe bastato far fuori la Lega dal governo o, a seconda dei punti di vista, che si auto eliminasse che lo spread sarebbe passato ad un anno di distanza da 300 basis point a 132. Di certo tutto si può dire meno che esso rappresenti di fatto l'indice di solidità economico finanziaria di un paese, semmai l'indice di percezione del pericolo di stabilità di un paese, ossia una sorta di indice della paura dei mercati, un pò come il VIX. Quindi nulla a che vedere con criteri tecnici ma tutto ricondotto alla conservazione dell'ordine costituito.

Il sistema bancario italiano sembra in forma smagliante 

Ma lungi da me dall'effettuare valutazioni di carattere politico-ideologico, più che altro mi diletto a cercare di analizzare i fatti, quello che avviene nel mondo dell'economia e della finanza. E il principale indiziato di tutto quello che succede intorno allo spread non può che essere il sistema bancario. Come è legato oggi al fenomeno spread? Non c'è ombra di dubbio che in tutti questi anni mamma BCE abbia lavato perbene i panni sporchi in famiglia ripulendo i bilanci delle banche da tanta robaccia che solo qualche anno fa provocava non pochi mal di pancia. Le banche italiane oggi hanno un CET1 medio del 12,50% quindi ben oltre il limite minimo stabilito dalla Banca Centrale Europea del 10,5%. Ricordiamo che il CET1, misurando il rapporto tra il capitale proprio delle banche e gli impieghi ponderati per il rischio, esprime quanto una banca possa far fronte con le proprie risorse ai prestiti concessi, soprattutto riguardanti i crediti non performanti. Si è stimato, quindi, che un aumento dell'1% di spread avrebbe un'incidenza sul CET1 dello 0,2%, praticamente nulla. Insomma le nostre banche scoppiano di salute...

Non solo... il BTP che un tempo era diventato il peggior nemico delle banche oggi è il più prezioso alleato, perché i tassi bassi voluti da Draghi che deprimono il margine di intermediazione sono compensati dall'aumento del prezzo dei titoli in portafoglio che hanno gli istituti di credito grazie all'effetto riduzione dello spread, quindi dei tassi sull'obbligazionario. A tutto questo si aggiungono altri importanti dati forniti da Bankitalia, le sofferenze nette sono calate del 26% rispetto all'anno scorso con una copertura del 65%, i depositi crescono del 3,5%, l'emissione delle obbligazioni bancarie è scesa del 5% e i prestiti alle famiglie aumentano del 2,4% mentre diminuiscono quelli alle aziende dell'1%.

E se si guardasse direttamente alle famiglie e alle imprese?

Un quadretto, direi, che farebbe dormire sonni tranquilli ai risparmiatori ma il "pensieraccio malsano" che arriva di riflesso è che allora il quantitative easing abbia favorito chi, se non tutto il sistema bancario. Per carità, ben venga, le vituperate banche sono quelle che alla fine tengono in piedi tutta un'economia, ma visto che dare direttamente denaro comporta un effetto lavatrice di questa portata, niente niente lo si facesse direttamente con le imprese e le famiglie con la forma di cui si è spesso parlato e che ha trovato sempre contrari i fanatici dell'austerità, ovverosia dell'helycopter money, magari si potrebbe evitare di dover ogni anno chiedere il permesso a qualcuno di poter ritoccare qualche numerino che faccia saltare qualche parametro intoccabile. Ma forse questo non sarebbe neppure compito di una banca centrale...

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