Le borse asiatiche ripartono: passi avanti nell'accordo sui dazi

 

  • Le ventate di ottimismo su una possibile definizione della trattativa sui dazi, arrivate dalle dichiarazioni di personaggi autorevoli, riaccendono le borse dell'area asiatica;
  • Powell frena sui tassi ma i listini americani rimangono poco mossi;
  • Torna a salire lo spread in Italia per effetto della difficile situazione dell'Ilva che condiziona anche la borsa.

Schiarite sul negoziato Usa-Cina

Ieri sono arrivate le indiscrezione dell'informatissimo Financial Times che racconta che l'intesa almeno parziale tra le due superpotenze sarebbe in dirittura d'arrivo riguardo ad alcuni scambi commerciali come ad esempio l'impegno da parte cinese dell'acquisto di una certa quantità di carne di maiale dalle aziende americane. Ormai la cosa è diventata un'esigenza a Pechino visto che un'epidemia di peste suina ha mandato in alto il prezzo della carne di maiale che è un alimento molto importante nella cucina cinese. Inoltre la Cina si è impegnata a rimuovere tutti i dazi sul pollame importato dagli Stati Uniti e vorrebbe, come dalle dichiarazioni del ministro del commercio cinese, la cancellazione di tutte le tariffe imposte dagli Usa. Dal canto suo Washington sembra ancora molto rigida sull'aspetto che riguarda il trasferimento di tecnologia delle aziende cinesi, punto questo su cui allo stato attuale sembra molto difficile pensare ad una conclusione positiva.
In tutto questo si attende la discesa in campo di Trump che potrebbe dare un colpo di spugna definitivo alla trattativa, ma nel frattempo il consigliere alla Casa Bianca, Larry Kudlow, getta ottimismo nella questione e rivitalizza i mercati asiatici che chiudono sostanzialmente in positivo, con Seul all'1,07%, Tokyo allo 0,7% e persino Hong Kong allo 0,2% nonostante la preoccupante paralisi della città per via degli scontri di piazza.

Wall street interlocutoria

Gli sviluppi positivi sui colloqui tra Pechino e Washington e lo stato d'accusa verso il presidente Trump non muovono gli indici azionari americani, con lo S&P e il Dow Jones che terminano la seduta sostanzialmente sulla parità.
Da rilevare il crollo di Cisco (-7,3%) a causa di una trimestrale negativa, mentre Wal-Mart grazie a dati positivi parte in quarta raggiungendo il massimo storico per poi eclissarsi in finale di seduta chiudendo con un -0,3%. Tra i settori vi è il ribasso degli energetici (-0,3%) per effetto del calo del prezzo del petrolio (-0.6%) con il Wti a 56 dollari al barile.
La situazione non viene movimentata nemmeno dalle dichiarazioni di Powell al senato che pongono un freno alla possibilità che nei prossimi mesi il governatore della Fed possa procedere ad un nuovo taglio dei tassi. La conferma della stasi arriva dall'indice della paura, il Vix che scende ancora a 13,10 punti.

In Italia torna a soffrire il BTP e la borsa cede

Chiusura in negativo per Piazza Affari a -0,41%. La questione turbolenta dell'Ilva e la difficilissima trattativa tra il governo Conte e Ancelor Mittal creano agitazione sui nostri titoli di stato con il decennale che arriva ad un rendimento dell'1,32%. In aggiunta a questo vi è l'effetto causato dall'introduzione della regolamentazione riguardo le banche che depositano la loro liquidità presso la BCE in tema di esenzioni dove l'Italia è uno dei pochi paesi che ha beneficiato della normativa. Il mercato, vista la situazione, ritiene poco affidabile il BTP come collaterale nelle operazioni di pronti contro termine con la BCE.
Intanto il bund tedesco dopo un periodo in cui aveva subito un rallentamento negli acquisti torna ad essere il più comprato con un rendimento che scende a -0,35%.

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