La Via della Seta: se il sistema bancario non reggesse?

Questi si comprano tutto...

Quante volte agli addetti ai lavori è sfiorato questo inquietante pensiero, più di ogni altro probabilmente al presidente americano Donald Trump riecheggia nella mente con insistenza da molto tempo. La lotta senza quartiere che costui sta facendo nei confronti del Dragone è evidentemente figlia della paura che il colosso cinese possa fare le scarpe a tutti, come in buona parte ha già fatto.

Ma è proprio tutto oro quello che luccica? Dipende, perché a volte potrebbe anche essere diamante se le condizioni che si vengono a creare sono ideali. La Cina è una realtà complessa, avevo già parlato in un altro articolo dell'incredibile ascesa che l'ha portata ad essere la seconda potenza mondiale approfittando anche di una certa miopia di un'Europa che tra le sue rovine ha cercato fonti di abbeveraggio che potrebbero rivelarsi letali. Il punto è che quello che è stato messo in piedi in tutti questi anni è stato pericolosamente dopato dagli stimoli monetari delle banche che hanno sostenuto il sistema e che ora hanno un'esposizione debitoria che si aggira intorno al 300% del PIL, almeno considerando il debito privato sommato a quello pubblico.

Il grande progetto di colonizzazione cinese

Quindi quando nel 2013 il premier cinese Xi Jinping ha lanciato la Belt and Road Iniative, conosciuta qui come Via della Seta, qualcuno forse ha trascurato la portata che ha un piano del genere e i riflessi su tutto il sistema. L'iniziativa comprende la realizzazione in Europa, passando per l'Asia e l'Africa, di imponenti progetti infrastrutturali che riguardano la costruzione di strade, porti, gasdotti per una cifra stimata di 900 miliardi di euro. Tutto questo richiede un supporto di grandi banche di affari internazionali importanti che si aggiungono alle commercial bank e alle policy bank cinesi che sono in gran parte coinvolti nel grande progetto. Tornando a bomba, l'esposizione di queste ultime è già imponente e potrebbe andare fuori controllo se l'Europa continua a nicchiare e soprattutto la guerra dei dazi continua a far soffrire la crescita cinese, perché un'esposizione di quelle dimensioni potrebbe reggere soltanto se nel contempo l'economia prosegue a galoppare nella crescita producendo ritorni sul capitale investito.

E se si verifica un inquietante scenario?

La Cina ha già visto il fallimento di molte banche ombra che promettevano ritorni sul capitale insostenibili e che prima della regolamentazione governativa hanno sostenuto in gran misura il PIL del paese. D'accordo che gran parte del debito è confinato tra le mura della Repubblica Cinese, ma una recessione dovuta alla mancata efficacia del progetto potrebbe creare una crisi sistemica tale da sgonfiare una bolla che lascia un pò con il fiato sospeso. E cosa potrebbe succedere se tutti gli altri progetti di urbanizzazioni delegati ai governi locali non dovessero più trovare il sostegno in un sistema bancario scoppiato?

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