La politica del rigore tra croce e delizia: I Piigs oggi

Qualcuno ricorda i PIIGS? Non ne sente parlare da un pò, da quanto quel batterio infettivo dello spread non ha fatto più danni, almeno stando alle cronache degli ultimi tempi. Eccezion fatta per la parentesi dell'Italia, dopo l'installazione del governo gialloverde a maggio del 2018, gli altri paesi, persino la Grecia, sembra stiano riposando sonni tranquilli.

Quindi a seguito della drammatica crisi del 2011 dove da più parti si paventava l'ipotesi della dissoluzione di tutta l'area mediterranea dell'Eurozona, come stanno Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia? Come sempre bisogna partire dai numeri per poi andare a sviscerare le ragioni profonde che hanno portato dei cambiamenti, nell'ipotesi sempre che essi siano avvenuti davvero.

I tassi dei bond a 10 anni sono tutti clamorosamente crollati. Durante l'angoscioso autunno del 2011 l'Italia faceva registrare tassi del 7%, la Spagna 6,7%, il Portogallo del 14%, l'Irlanda del 10%, la Grecia del 34%. Oggi rispettivamente si hanno tassi di 0,9%, 0,25%, 0,27%, 0,05% e 1,37%. Il caso più eclatante è ovviamente quello della Grecia che ha visto ridurre l'onere sul proprio debito di oltre 3000 punti base, una cosa a dir poco sorprendente.  E'chiaro che tutto questo è costato lacrime e sangue al popolo ellenico, il paese ha visto la Troika mettere il naso sistematicamente dentro le proprie finanze ma alla fine sembra sia uscita dal tunnel.

Sotto il profilo del calo dello spread sicuramente tutti hanno migliorato la loro situazione, ma se analizziamo le altre variabili, però, ci rendiamo conto che ci sono ancora luci ed ombre. Intanto tutti hanno peggiorato il rapporto tra il debito pubblico e il pil, eccezion fatta per l'Irlanda che l'ha addirittura quasi dimezzato (da 110% del 2011 al 64% oggi). Gli altri paesi lo hanno visto crescere in modo rilevante, la Spagna ad esempio è passata dal 69% del 2011 al 97% del 2019, con un incremento di quasi il 30%. Dati sicuramente positivi riguardo la crescita, con l'Italia fanalino di coda e l'Irlanda che anche qui eccelle passando da crescita zero a un bel 5,8%, così come sul lato occupazionale dove si registra un aumento del tasso di disoccupazione del nostro paese al 9,9% da 8,3% del 2011 e un'autentica esplosione di Irlanda e Portogallo che passano rispettivamente da 16% a 4,6% e 15% a 6,3%. Purtroppo ovunque invece i prezzi non crescono e in qualche paese come il Portogallo vi è proprio un fenomeno di deflazione.

Questa carrellata di dati fa sorgere degli interrogativi se la politica di austerità voluta dall'Europa sia stata decisiva e soprattutto se è per via della stessa che sono arrivati questi miglioramenti. Indubbiamente se l'intento era quello di ridurre l'esposizione debitoria da parte dei paesi coinvolti l'obiettivo non è stato centrato, essendo che tutti i paesi, tranne l'Irlanda, hanno visto aumentare il debito. Se la crescita è migliorata non è abbastanza perché l'economia possa dirsi solida come dimostra lo scarso incremento dei prezzi come riflesso della stagnazione dei consumi.

Quindi perché il mercato scommette sulla solidità finanziaria di questi paesi come si evince dal calo generalizzato dei tassi che oggi è sotto gli occhi di tutti? L'interrogativo nasce perché dal 2011 ad oggi sono successi almeno 4 fatti importanti che riguardano la banca centrale europea. La BCE nel marzo del 2012 lancia il programma LTRO (Long Term Refinancing Operation) dove la stessa finanzia le banche europee che danno, in cambio di liquidità, titoli governativi dei paesi UE come collaterale. Nel settembre del 2012, la stessa BCE, a seguito del famoso "Whatever it takes" pronunciato da Draghi nel luglio dello stesso anno, annuncia l'OMT (Outright Monetary Transaction) dove essa acquista DIRETTAMENTE titoli di stato a breve termine dei paesi dell'Eurozona in difficoltà economica e finanziaria. Il 22 gennaio 2015 il governatore annuncia il primo imponente quantitative easing dove la BCE acquista titoli pubblici e privati ad un ritmo di 60 mld al mese, nel 2019 avvia la seconda fase di q.e. come aveva più volte fatto presagire nelle riunioni ufficiali precedenti.

Da questo sembra evidente che una BCE che inonda il mercato di liquidità tiene bassi i tassi di interesse e scoraggia qualunque velleità speculativa. Il dubbio è cosa succederà quando gli obiettivi di inflazione verranno raggiunti e per forza di cose i rubinetti dovranno essere chiusi?

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