La minaccia coreana non scuote le borse asiatiche

  • Il presidente della Corea del Nord minaccia ancora guerra ma le borse non reagiscono alla provocazione;
  • Il dollaro si indebolisce nei confronti delle principali valute mentre la Banca Popolare Cinese incita gli istituti di credito all'erogazione dei prestiti;
  • Il 2020 potrebbe essere l'anno di una riforma profonda in Piazza Affari, stando almeno alle parole del suo amministratore delegato.

Clima festivo in Oriente sui mercati

Volumi scarsi e bassa tendenza a prendere posizioni condizionano nella notte le borse asiatiche che chiudono contrastate ma con movimenti molto ridotti. Tokyo perde lo 0,6% mentre in salita sono Shangai (+1,1%) e Hong Kong (+0,6%).
Si pensava che la notizia della minaccia del presidente nordcoreano Kim Jong penalizzasse oltremodo i mercati, invece per ora così non è stato. Nella giornata di sabato, intervenendo al Congresso del Partito dei Lavoratori, il leader asiatico ha lanciato un messaggio inequivocabile all'esercito e alla diplomazia di tenersi pronti per un'offensiva militare. Verso chi ancora non è dato di precisarlo ma, organi di stampa, hanno riferito che Kim Jong abbia rinunciato a inviare alla Casa Bianca il consueto regalo natalizio.
La situazione al momento evidentemente non desta grandi preoccupazioni ma la guardia rimane alta perché l'evolversi della questione potrebbe far ripiombare nel caos guerrafondaio i vari paesi coinvolti con riflessi anche importanti sui mercati finanziari.

La Banca Popolare Cinese verso la liberalizzazione delle risorse

Nella notte la banca centrale di Pechino ha incentivato le banche commerciali ad adottare una maggiore propensione verso i prestiti erogati alle imprese, questo a conferma del fatto che il sistema dell'intermediazione bancaria si spinge sempre di più verso una maggiore autonomia. Nel mercato delle valute però il dollaro perde terreno nei confronti dello Yuan scendendo dello 0.2% a 6,98. In verità il biglietto verde cala nei confronti di tutte le altre principali valute con il cable che dopo aver recuperato tutto il gap post elezioni dà l'impressione di riprendere le corsa verso gli alti livelli che erano stati previsti una volta risolta la questione Brexit.

Riforma in cantiere per Piazza Affari

In un'intervista a Class Cnbs, Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana Spa, ha dichiarato che il listino milanese nei prossimi anni potrebbe subire delle modifiche importanti. Si lavora intanto per cercare di riportare in patria la proprietà e il controllo di Piazza Affari anche perché il London Exchange potrebbe subire dei contraccolpi dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Inoltre una riforma importante dovrebbe esserci anche nel segmento Aim, dove si pensa di riservare agli investitori professionali l'operatività dopo lo scandalo Bio-On che ha mandato in fumo molti risparmi degli italiani che avevano creduto nell'azienda e che mai avrebbero immaginato un tracollo di quelle dimensioni.
Ad ogni modo Jerusalmi si mantiene ottimista e crede fermamente che tutti i settori della Borsa milanese potrebbero ripetere nel 2020 la brillante annata che sta per essere lasciata alle spalle.

---

Solo nell'ultimo anno la banca d'affari Goldman Sach ha guadagnato oltre nove miliardi di dollari con il trading.

In QUESTO CORSO vedremo come ha fatto!

(Il corso è scontato del 50% fino al 31.12.2019)

---

---

0 - Commenti