La Festa del Ringraziamento spegne i mercati

  • Borse asiatiche al tappeto a seguito delle tensioni create dall'approvazione della legge americana su Hong Kong e delle temute rappresaglie cinesi in merito all'accordo sui dazi;
  • L'America riapre parzialmente oggi e si attendono i dati sulle vendite natalizie dell'ultimo weekend festivo;
  • Il petrolio continua a scendere nell'aspettative che l'incontro del 5/6 dicembre dell'OPEC non apporti grandi novità sul taglio della produzione.

L'Asia chiude il mese con cali diffusi

La mancanza di segnali da Wall Street per via della chiusura della borsa americana e le tensioni sulla politica internazionale a causa della nuova legislazione su Hong Kong spingono gli operatori a coprirsi liquidando gli assets e mettendosi per il momento short sui mercati. I listini asiatici infatti sono tutti negativi con Tokyo che scende dello 0,3%, Shangai dell'1%, Hong Kong dell'1,8% e Seul dell'1,5%. Alla fine questi ribassi riducono il guadagno del mese di novembre e mettono le borse dell'Oriente in una posizione di svantaggio rispetto a quelle degli altri continenti.
Le ritorsioni minacciate dal ministero degli esteri cinese riguardo l'approvazione di Trump alla legge su Hong Kong sono arrivate ma per il momento sembrano molto blandi. Infatti, il Global Times scrive che ai proponenti della legge stessa sarà impedito l'ingresso nel paese. Se la dura rappresaglia minacciata si limiterà a questo allora i mercati potranno stare tranquilli visto che non ci sarà alcuna ripercussione sul primo capitolato del trattato sui dazi che, a quanto sembra, è in dirittura d'arrivo.

Mercati Usa ai box

Ieri le borse americane sono rimaste chiuse per la festa del Ringraziamento e oggi saranno a mezzo servizio, quindi la riapertura non dovrebbe riservare fuochi d'artificio. Gli operatori però sono in attesa di conoscere i dati del weekend festivo, precisamente il Black Friday e il Cyber Monday, per avere conferma della crescita dell'economia americana a livello settoriale. La situazione comunque per il momento non dovrebbe destare preoccupazioni visto il livello occupazionale record raggiunto dal paese che non richiama interventi d'urgenza nè sul fronte monetario, nè su quello fiscale. Ciò non toglie che alcuni settori stanno avendo un rallentamento e quindi il quadro deve essere monitorato con attenzione per prendere in tempo le giuste contromisure.

Ancora vendite sul petrolio

Il prezzo del greggio scende per il terzo giorno di seguito con il Brent  che raggiunge 63,5 dollari al barile e il Wti che si assesta a 58. L'incontro ormai imminente dei paese dell'OPEC probabilmente il mercato lo sta ridimensionando in termini di aspettative di tagli alla produzione che attualmente rileva 1,2 milioni di barili al giorno. Secondo Bloomberg è molto probabile che ci sia uno spostamento da marzo a giugno 2020 dei tagli attuali, il ché avrebbe un impatto più modesto sui prezzi della materia prima, di conseguenza prendere posizioni al rialzo da parte degli investitori allo stato attuale potrebbe rappresentare un rischio azzardato.
Assolutamente piatti i mercati valutari, mentre l'oro con il rialzo dello 0,2% a 1.459 dollari l'oncia si appresta a chiudere il peggiore mese degli ultimi 3 anni con una perdita del 3,6% circa.

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