La Fed vuole dare liquidità al mercato: pronti 160 miliardi.

La Federal Reserve amplierà gli interventi sul mercato monetario americano che ormai da tempo non vede una stabilità. Salgono a cento, dai 75 previsti, i miliardi di dollari da iniettare a favore della liquidità delle banche gioverdì e raddoppia, passando da 30 a 60 miliardi, l’offerta di prestiti repo a 14 giorni. A far correggere il tiro alla banca centrale americana è stata la richiesta di finanziamenti a breve da parte degli istituti finanziari che è stata superiore a quanto messo a disposizione in precedenza dalla sede di New York. Mercoledì, infatti, a fronte di un’offerta di 75 miliardi c’è stata una richiesta pari a 92 miliardi.

A fronte dei miliardi di liquidità ricevuta, le banche offrono garanzie sotto forma di securities di alta qualità, primi tra tutti i titoli del Tesoro. Si tratta di uno strumento essenziale per il corretto funzionamento del mercato del trading e per il funzionamento del credito del sistema finanziario: interscambio tra titoli e fondi a brevissimo termine (tradizionalmente overnight).  Questo mercato, quello dello scambio rapido tra contanti e titoli, funziona normalmente in autonomia e prevede il prestito ed il riacquisto di bond direttamente tra le banche. In questo momento è però la Fed a dover lubrificare il meccanismo iniettando liquidità nel sistema. Questo avviene principalmente a causa di pericolose strozzature che fanno capo al mercato americano: necessità di liquidità aziendale a fini fiscali, aste del Tesoro in aumento per coprire deficit federali in ascesa, riduzione degli asset da Quantitative easing, ecc. Tutti questi fattori, piuttosto che nuovi rischi sistematici, sono le ragioni con cui la Fed giustifica il suo intervento.

Nonostante le rassicurazioni della banca centrale americana, continuano a fare paura i costi di questi prestiti interbancari che rischiano non solo di rallentare, ma addirittura di paralizzare questo meccanismo: basti pensare che la scorsa settimana i tassi sono saliti dal 2% fino anche al 10%. Tutto ciò rischia inoltre di ripercuotersi non solo sul sistema creditizio, ma sull’intera economia reale americana e non solo. Non meno importante è inoltre la sfiducia verso la capacità della Fed di controllare efficacemente i tassi di interesse.

Va sottolineato che è la prima volta dal 2008 in cui la Fed si è trovata costretta a “giocare pesante” ed iniettare quantità ingenti di capitali nel mercato. Se è inizialmente stata un’operazione ad hoc si è poi trasformata in una manovra che ha articolato azioni di iniezioni di liquidità che continueranno almeno fino al 10 ottobre per un totale quotidiano che ha superato i 100 miliardi nelle giornate in cui si è operato sia sui repo overnight che sui contratti a 14 giorni. Adesso le operazioni aumenteranno ancora fino ad arrivare ai 160 miliardi di giovedì.

Nonostante ciò la Fed non ha ancora intrapreso manovre di ampio respiro come un nuovo Qe anche se Powell ha menzionato una possibilità nel futuro, se ritenuto necessario. Va però considerato che la Federal Reserve ha deciso un nuovo taglio dei tassi per stimolare l’espansione e facilitare lo sblocco di liquidità sui mercati a brevissimo termine.

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