La BOC interviene: le borse asiatiche si riprendono

 

  • La Banca Popolare Cinese riduce i tassi sui PCT a sette giorni e vende yuan, un primo passo verso interventi che potrebbero essere più corposi in futuro;
  • I mercati azionari americani sono inarrestabili, filtra ottimismo sull'esito della trattativa Usa-Cina prima della fine dell'anno;
  • I paesi dell'OPEC si riuniranno il 6 dicembre a Vienna per discutere su un'ipotetico allentamento della produzione, intanto il petrolio sale.


Si risvegliano i tori in Asia

Dopo un periodo di difficoltà per le note vicende riguardo i dazi e gli scontri di piazza ad Hong Kong, le borse asiatiche rialzano la testa e aprono la settimana con il segno positivo, infatti il Nikkei guadagna lo 0,3%, l'indice CSI 300 di Shangai e Shenzen lo 0,7% e l'Hang Seng di Hong Kong addirittura l'1%. Quest'ultimo rialzo stupisce un pò visto che la protesta nella città è riesplosa nella notte dopo una breve tregua, i facinorosi hanno occupati il politecnico cinese trafugando sostanze pericolose dai laboratori di chimica e questo è un segnale d'allerta non indifferente.
A spingere su i listini vi è stato l'intervento della BOC che ha immesso denaro liquido sui mercati con 180 mld di yuan, corrispondenti a circa 26 mld di dollari al cambio attuale, e abbassando di un quarto di punto il tasso sulle operazioni pronti contro termine a brevissimo termine. Questo è stato accolto positivamente dai mercati in quanto il messaggio recepito è che la banca centrale sarebbe pronta ad intervenire qualora la situazione economica dovesse volgere al peggio per tutte le vicende che attualmente interessano l'area asiatica, mettendosi sullo stesso piano delle principali banche centrali mondiali in tema di politica monetaria.

Wall Street non si ferma più

Probabilmente la svalutazione dello yuan non farà contento Trump nell'ottica degli accordi commerciali in via di definizione con la Cina, in quanto l'indebolimento manipolato della valuta cinese è uno dei veti che il presidente alla Casa Bianca ha imposto per il buon esito di tutto il negoziato. Intanto i listini americani continuano a macinare record con il Dow Jones che venerdì chiude a +0,80% superando per la prima volta nella sua storia la quota di 28.000 punti, mentre lo S&P per la sesta settimana consecutiva fa registrare il segno più. A guidare l'euforia vi è senz'altro l'attesa del mercato alla definizione dell'accordo sui dazi che ha contagiato i titoli più esposti verso il mercato cinese come Apple, Caterpiller e Boeing che sono saliti oltre il punto percentuale.

Il petrolio in salita su attese riduzione della produzione

Il petrolio si apprezza e sfiora i due punti percentuali con il Wti che tocca quota 57,7 e il Brent 63,3 dollari al barile. Il motivo di questo andamento positivo è dato dalle aspettative per un taglio della produzione dei paesi Opec che si riuniranno il 6 dicembre a Vienna per discutere della politica petrolifera nei confronti dei paesi importatori. Ovviamente se non dovessero trovare un accordo è molto probabile che ci sia un ritracciamento anche veloce da parte del greggio che, secondo alcuni analisti, sta scontando fortemente il possibile calo dell'offerta.
Intanto le banche d'affari che si occupano dell'IPO della compagnia saudita Aramco hanno ridotto la valutazione della stessa da 2.000 a 1.700 miliardi di dollari massimo, di conseguenza la parte di capitale che verrà messa sui mercati non sarà più dell'1,5% del totale.

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