L'ostinazione tedesca porterà la Germania in recessione?

Le attese sul PIL

Mai come in questo caso la pubblicazione dei dati sul PIL tedesco del terzo trimestre produrrà un'attesa rovente, perché nel momento in cui le previsioni dovessero essere confermate la Germania andrebbe tecnicamente in recessione in quanto questo sarebbe il secondo trimestre consecutivo di contrazione della crescita. Per il momento la cosa non desta molte preoccupazioni, a dir la verità, perché comunque l'occupazione tiene e i consumi interni si mantengono alti, ma sarebbe un segnale d'allarme da non sottovalutare.

Perché l'economia tedesca è in recessione

Cosa abbia portato la locomotiva tedesca ad essere claudicante sul fronte crescita è chiaro e sotto gli occhi di tutti. I dazi voluti da Trump hanno destabilizzato le economie di tutti i paesi, una sorta di strategia della tensione per stabilizzare destabilizzando e non si può dire che finora il presidente americano non abbia ottenuto l'effetto sperato. E proprio colpendo il nemico asiatico nel contempo si è stordito il nemico europeo, due piccioni con una fava... Già perché se i cinesi peggiorano la loro economia per via dei dazi automaticamente fanno calare la domanda di auto tedesche e sappiamo bene che la Germania vive principalmente di export. Infatti, voilà, le esportazioni crollano dell'8% in un anno e l'economia tedesca vede lo spettro della recessione.

Come si potrà risollevare?

Ma il punto fondamentalmente è un altro, cosa ha intenzione di fare la Germania, rimanere aggrappata alla clemenza di oltreoceano oppure trovare una soluzione? Ovviamente la seconda, come logica vuole, il problema è che la direzione che intende prendere probabilmente non è una soluzione. Parliamoci chiaro... in tutta Europa, nonostante il denaro regalato dalla BCE, non si cresce perché le imprese non investono in quanto stritolate da un sistema fiscale austero che è troppo legato a freddi parametri di bilancio. In altri termini non si fa deficit... E ovviamente la Germania, che potrebbe anche farlo visto che il debito pubblico non è fuori controllo, è assillata dalla paura che ciò costituirebbe il pretesto perché altri paesi dell'Eurozona potessero fare lo stesso. Quindi invece che ascoltare la voce delle imprese che chiedono ad esempio l'abolizione della sovratassa dell'unificazione che dura dal 1990, preferisce tenere bassi i salari e i costi di produzione.
Inoltre vi è un sistema pensionistico che non è sostenibile perché la Germania è uno dei paesi che invecchia di più e con il più basso tasso di natalità, ragion per cui si pensa di elevare l'età pensionabile fino a 69 anni, dopo che la riforma del 2012 l'aveva portata da 65 a 67 anni.

Continua insomma la miopia che non fa vedere che la spesa pubblica non si sostiene spremendo i popoli all'inverosimile ma liberando le risorse per permettere ai popoli di azionare tutto il meccanismo della crescita. Quindi se i salari sono bassi  i consumi nel tempo si contraggono, se si costringono le persone a lavorare fino a 70 anni non si rinnova la classe lavoratrice, se non si abbassano le tasse le imprese sono sfiduciate e non investono, non investendo non creano lavoro. E' tutto un sistema che subisce un effetto depressivo e si intristisce, infatti l'Europa nel panorama generale è lo specchio, economicamente parlando, della tristezza e della depressione.

In definitiva...

La domanda a questo punto è: arriverà una crisi di tale proporzione che farà capire una buona volta che la legge del rigore non paga? A giudicare dalla perseveranza a commettere lo stesso errore qualche dubbio rimane e, si sa, citando il vecchio Albert "Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi".

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