L'inflazione: dove e quando può essere letale

L'epoca dei tassi a zero e del denaro facile che ha contrassegnato questo ultimo decennio ha messo un pò tutte le banche centrali che hanno adottato il quantitative easing di fronte al problema del controllo dei prezzi ponendosi target di inflazione contenuti.

Ma la domanda che viene da porsi è perché l'inflazione fa così tanta paura se in passato in alcuni paesi si è avuta un'inflazione a due cifre e l'economia non ne risentiva più di tanto?

Per cercare di capire quanto il fenomeno può incidere in un'economia bisogna capire le ragioni che l'hanno generato e fare qualche excursus storico che avalli le argomentazioni.

Negli anni 70 ci furono due shock petroliferi e i paesi importatori di materie prime come l'Italia videro lievitare i prezzi nell'arco di poco tempo, questo da un lato comportò l'erosione del potere d'acquisto e quindi il naturale calo dei consumi che si rifletté sulla crescita, da un altro lato la stagflazione, ossia stagnazione degli investimenti per effetto dell'inflazione. Questi due fenomeni messi insieme bloccarono un'economia che entrò in un pericoloso circolo vizioso dove l'inflazione ne impediva la crescita.

Negli anni recenti Venezuela, Argentina e Turchia, pur con scale di valori differenti, hanno subito drammatici scossoni valutari che hanno portato i prezzi a galoppare in maniera forsennata. La forte svalutazione monetaria che ha interessato questi paesi è stata devastante perché in primis ha comportato il peggioramento della bilancia commerciale e in secundis a ruota ha generato una crescita insana dei prezzi, in quanto quest'ultima non è avvenuta per effetto dell'aumento della domanda, ma poiché acquistare merci dall'estero costava di più e ciò si è riverberato lungo tutta la catena distributiva.

Pur tuttavia negli anni 80 in Italia c'è stata un'inflazione che ha raggiunto vette del 16%, ma l'economia girava a meraviglia. Erano gli anni del boom economico, le piccole e medie imprese italiane funzionavano, grandi marchi si imponevano in tutto il mondo soprattutto nel settore della moda, la gente lavorava, consumava e quindi tutta l'economia era messa in moto. Il PIL reale, depurato dagli effetti dell'inflazione, era sempre sostenuto.

Le banche centrali, quindi, prestano molta attenzione a che il denaro che viene iniettato nel mercato non porti a una crescita basata solo sul debito, perché laddove il sistema non dovesse reggere l'erosione del potere d'acquisto per effetto dell'inflazione farebbe scoppiare una bolla di proporzioni devastanti, in quanto i consumi crollerebbero e le aziende fortemente indebitate diminuendo la produttività farebbero fatica ad onorare i propri debiti. Da questo si spiega perché Powell ad esempio dopo il primo periodo di quantitative easing ha aperto una finestra temporale in cui ha dato il via ad una fase di tapering con un serie di rialzi dei tassi, prima di riprendere la sua politica monetaria accomodante.

In conclusione l'inflazione può essere benefica se controllata e sintomo di un'economia che cresce in termini reali perché cresce la domanda e quindi la produzione. Può rivelarsi una tassa sommersa nel caso in cui per effetti congiunturali va fuori controllo e non è supportata da un miglioramento effettivo dell'economia.

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