L'incredibile ascesa cinese: preoccupazioni per l'occidente

La Cina non fa dormire sonni tranquilli...

Ma sembra però che l'unico a preoccuparsene seriamente sia Trump, per il resto è come se da anni ormai si stesse pesantemente sottovalutando il fenomeno cinese. Basti solo pensare che oggi è l'unico paese socialista che non ha bisogno di alleanze in blocchi dal punto di vista economico e militare.

Una trasformazione storica

Per capire il perché la Cina possa essere una seria minaccia per l'Occidente bisogna fare una digressione storica per comprendere come lo sviluppo economico di questo paese l'abbia portato ad essere la seconda potenza economica mondiale. Prima della morte di Mao Tze Tung avvenuta nel 1975 la Cina era un paese povero con una crescita demografica del 20% e quindi con un reddito pro capite inferiore ad oggi a 200 dollari. Il paese era a prevalenza agricola, con scarsa urbanizzazione ed enormi problemi di cibo e vestiario per via soprattutto della popolazione in continuo aumento. La trasformazione che ha avuto negli anni è stata qualcosa di spaventoso, il primo obiettivo raggiunto di arrestare la crescita demografica ha favorito l'accesso al passaggio da un'economia agricola a una industriale, grazie ad un processo di urbanizzazione delle campagne. Solo nel 2005 la popolazione rurale si aggirava intorno al 47%, oggi è meno del 10%, nel frattempo il paese è stato capace di creare l'ambiente ideale per gli investimenti e la produzione, migliorando strade, telecomunicazioni, elettricità, risorse idriche, tutto ciò facendo leva su costi molto competitivi di manodopera, materie prime e servizi.

Le contraddizioni dell'occidente

I risultati prodotti non sono stati trasformati in speculazione finanziaria come avvenuto in occidente, ma reinvestiti nello sviluppo industriale, nella ricerca, nell'innovazione e quindi nell'occupazione. Laddove, invece, altrove si è creato il circolo vizioso del debito che, attraverso le banche, da privato si è trasformato in pubblico. Il meccanismo ossia è il seguente, le banche hanno concesso credito ai privati, non rientrato il debito è stato trasferito allo Stato che mediante operazioni di salvataggio per non far saltare il sistema se l'è accollato, lo Stato è di tutti, quindi il debito di pochi è diventato di tutti.

Un ambiente ideale per attirare investimenti

Nel tempo la Cina ha sempre più adeguato le proprie leggi alla legislazione internazionale, attirando capitali stranieri soprattutto nel settore immobiliare e dell'acciaio, sfruttando anche un sistema fiscale non punitivo. In Cina infatti le imprese sono tassate ad aliquote contenute (15%-20%-25%), l'IVA è al 17%, le rendite da capital gain sono imposte al 10%.

I risultati reali ottenuti

Negli anni quindi il PIL pro-capite è passato da 200 dollari a 500 nel 1987, a 1000 nel 1995, ai livelli di tutte le più grandi potenze ad oggi, sfruttando la straordinaria crescita della produttività nel tempo. E la cosa interessante è che ciò ha creato sviluppo e benessere interno. Oggi la Cina nonostante il tasso di crescita sia, dalle ultime rilevazioni, ai minimi degli ultimi 30 anni, vanta un poderoso 6,2%, un tasso di disoccupazione del 5,2%, vicino quindi alle soglie di piena occupazione e un'inflazione del 2,8% che rapportata al tasso di crescita reale non desta grosse preoccupazioni.

Rimane qualche ombra riguardo un sistema bancario non proprio convenzionale (le banche ombra prima della regolamentazione arrivavano a rappresentare in termini di finanziamento il 93% del PIL) ed un alto indebitamento privato (207% in rapporto al PIL) rispetto a quello pubblico (56%), ma tutto questo vogliamo rapportarlo al resto del mondo? Ecco perché probabilmente qualcuno, ad un certo punto, ha deciso di porsi il problema...

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Ascolta l'ultima puntata de: "Il denaro non dorme mai" dal titolo "La Cina sarà la nuova America".

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