L'Europa avrà lo stesso potere contrattuale della Cina?

Una carrellata di dazi in arrivo

Lo stillicidio dei dazi che sta per abbattersi sull'Europa dal 18 ottobre non risparmia nessuno delle principali potenze che la rappresentano. Per Trump il nemico vero è la Germania, ma anche Italia e Francia sono state messe knock out senza pietà. L'ira del leader statunitense per la diatriba tra Airbus e Boeing è stata irruente e quando l'Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) ha dato il via libera per l'applicazione di 7,5 mld di imposte doganali, il presidente ha calato la scure creando le condizioni per danneggiare enormemente l'economia del vecchio continente.

Ormai non c'è più nulla da fare, almeno così sembra, in Italia verranno colpiti il parmigiano, il grana, il provolone, il prosciutto, la mortadella e altri salumi per un valore di 270 ml di dollari. Nel resto dell'Europa saranno bersagliati il whisky scozzese, l'Emmenthal svizzero, i vini francesi oltre al 10% che colpirà gli aerei commerciali. Insomma, una carneficina... Già i dazi del 23 marzo del 2018 sull'acciaio (25%) e alluminio (10%) avevano dato una bella botta al continente, il 25% sulle auto aveva da solo creato il crollo dell'export italiano di 2mld, adesso questa ulteriore mazzata davvero non si sa come verrà assorbita.

Le mire di Trump

Ma la cosa più preoccupante di tutto questo è che probabilmente non sarà finita qui. Altri ne arriveranno di sicuro nei prossimi mesi e senza una reazione decisa l'UE, che già vive un periodo di recessione, presto sarà messa in ginocchio. Ma a cosa mira veramente Trump? Egli ha sempre sostenuto che i dazi finiranno nel momento in cui i paesi europei contribuiranno almeno per il 2% del PIL al finanziamento della Nato, visto che gli Usa partecipano per il 4,6% e Italia e Germania, ad esempio, sono ferme rispettivamente all'1,5% e all'1,2%. Ma è davvero questa la ragione? Se prendiamo il caso dell'Italia, il mercato dei formaggi ha un rilevanza enorme negli Stati Uniti, i dazi lo faranno calare dell'80%, la dislocazione in altri mercati significherebbe una riduzione del 15% del prezzo del latte il ché comporta che le aziende agricole italiane non avranno più margine. Tutto questo favorirebbe le lobby agricole statunitensi che occuperebbero il mercato locale con delle imitazioni rilanciando l'economia interna del paese. Un protezionismo, insomma, mirato a sbattere fuori le imprese straniere.

Un'Europa che non esiste

E l'Europa dove sta? Gli incontri tra Juncker e Trump non hanno per il momento prodotto nulla, se non una progressiva perdita di potere contrattuale nei confronti della super potenza a stelle e strisce. E' inutile negarlo, l'Europa disastrata non è la Cina, quest'ultima sebbene rappresenti il nemico numero uno degli Usa ha un'incidenza sull'economia americana molto più efficace sia dal punto di vista commerciale e i segnali evidenti di recessione ne sono una testimonianza, sia dal punto di vista finanziario per la presenza cospicua dei capitali cinesi nel debito pubblico e corporate statunitense. Quindi vedere lo sviluppo di eventuali trattative con l'Europa con la stessa lente con la quale si vede l'evoluzione dei rapporti con la Cina significherebbe perdere il contatto con la realtà. E la realtà. ahinoi, ci insegue sempre e ovunque...

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2 - Commenti

Antonio Leonetti

Antonio Leonetti - 14 ottobre 20:46 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 15 ottobre 09:28 Rispondi