L'addio di Draghi lascia la BCE senza munizioni?

  • Gli analisti nutrono molti dubbi sulla possibilità che il nuovo qe possa durare a lungo
  • Gli effetti dei tassi negativi possono pesantemente influire in maniera negativa su tutte le variabili che interessano le economia
  • Il FMI ha manifestato una certa avversione sulla politica dei tassi negativi e questo potrà avere rilevanza nella politica monetaria futura della BCE con alla guida Christine Lagarde.

Come in ogni addio vi è sempre un alone di malinconia che il commiato lascia alle spalle soprattutto se l'esperienza che si è vissuta è stata, nel bene o nel male, da protagonista. E tutto si potrebbe dire meno che Mario Draghi non sia stata una figura di un'autorevolezza che probabilmente faticheremo a vedere in futuro al vertice dell'Eurotower.

Un QE che non potrà essere infinito

Le ultime parole del governatore sanciscono definitivamente una nuova fase di quantitative easing che partirà dal 1° novembre proseguendo ad un ritmo di 20 mld al mese di acquisti di bond sul mercato e fino a che, stando alle parole di Draghi, sarà necessario per riportare l'inflazione agli obiettivi prefissati. Il punto è che da qui a breve titoli sul mercato da acquistare non ce ne saranno molti, gli analisti stimano che il nuovo flusso monetario potrebbe durare fino alla fine del 2020. E poi? Se dovesse arrivare la buriana cosa si inventerà una BCE rimasta in pratica senza munizioni? Perché una cosa di certo è chiara, i tassi negativi non solo non hanno rilanciato i consumi come si sperava, ma paradossalmente hanno incrementato i risparmi.

I tassi negativi ad un certo punto frenano l'economia

Tassi negativi dovrebbero rappresentare un incentivo a consumare in quanto tenere i soldi al risparmio non sarebbe conveniente, ma la gente in questi anni ha preferito invece conservare il denaro. Il motivo? L'insicurezza... Un'Europa che si sta dirigendo verso una stagnazione degli investimenti e un livellamento dei salari è un continente sfiduciato, depresso e avvilito. La ragione è quella che lo stesso Draghi ha ripetuto per 8 anni, una totale mancanza di politica fiscale che agisca sui parametri che possono rilanciare la crescita. Il dibattutissimo argomento del cuneo fiscale è il nucleo di tutto il sistema, o si riduce il cuneo o il sistema stesso rimane contratto. Nella conferenza di ieri, però, ha però fatto un'inquietante precisazione, l'invito all'espansionismo fiscale vale solo per i paesi virtuosi ma non per quelli indebitati che devono proseguire con la politica del rigore. E siamo punto e accapo... per la gioia degli intransigenti del nord.
La situazione potrebbe degenerare laddove le banche dovessero, come già hanno fatto alcune per la verità, scaricare sui risparmiatori la negatività dei tassi, a quel punto la cosa avrebbe l'effetto medesimo di una patrimoniale e ci si troverebbe nella grottesca situazione in cui sia i consumi che i risparmi si restringono.
Tassi negativi rappresentano un altro pericolo, perché costruiscono un'impalcatura basata sull'indebitamento, di conseguenza aziende altamente indebitate rimangono in piedi solo grazie al costo esiguo del debito, questo dà un'immagine distorta della realtà che potrebbe esplodere in tutta la sua potenza nel momento in cui le condizioni dovessero tornare alla normalità.
Non finisce qui... e i fondi pensione come pagheranno la previdenza integrativa se la rivalutazione del TFR sarà inesistente? Le pensioni verranno sicuramente intaccate e questo, così come avviene per i salari, si riflette giocoforza su tutto il processo che mette in circolo l'economia partendo dalla domanda di beni e servizi.

Cosa farà Lagarde di fronte a questo fenomeno?

Una domanda da un milione di dollari... nessuno si aspetta stravolgimenti nel breve, non perché non siano possibili e Draghi ne diede subito dimostrazione 8 anni fa, ma perché probabilmente non ha la stessa autorevolezza riconosciuta dai mercati e questo potrebbe causare scompensi. Una cosa è certa, recentemente il FMI si è espresso negativamente nel merito dei tassi negativi a lungo, la cosa fa pensare che quantomeno in futuro non si correrà l'azzardo di ritoccarli ancora di più. Sulla questione ieri Draghi ha abilmente dribblato la domanda dei giornalisti, ma ormai si vedeva al di là del guado.

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