Johnson - Juncker: quale patto verrà sottoscritto?

A momenti sembra una barzelletta...

Sì perché a qualcuno potrebbe sorgere il dubbio se alla fine Brexit ci sarà veramente oppure si farà in modo di allungare il brodo fin quando non verrà indetto un nuovo referendum che decida al posto di Londra e Bruxelles sostituendosi di fatto alla burocrazia governativa.

La strategia di Johnson

Con la presentazione della lettera a Juncker, Boris Johnson aveva tuonato che il 31 ottobre la Gran Bretagna sarebbe uscita dall'UE a qualsiasi costo e, riassumendo in cinque punti le condizioni dell'accordo, a suo dire costruttive e concilianti, aveva gettato le basi per porre fine a questa diatriba che dura da troppo tempo e che ha visto pronunciamenti parlamentari a ripetizione senza alcun esito. Venerdì, invece, Johnson nel pieno rispetto delle regole imposte dal Parlamento britannico ha chiesto un'estensione di proroga per Brexit qualora entro la fatidica data del 19 ottobre non si raggiungesse un accordo con l'Unione Europea, salvo poi ribadire la linea dura del Brexit anche in caso di "no deal" in un'intervista rilasciata al tabloid Sun and Daily Express.

Il problema è che c'è un punto su cui la strategia del premier britannico si intoppa e cioè sull'appartenenza dell'Irlanda del Nord al territorio doganale britannico dopo il periodo di transizione. Come fa un paese a lasciare l'unione doganale e far parte nel contempo di quel mercato? La situazione è molto controversa e non credo che nei palazzi di Bruxelles ci sarà un benestare a questa proposta. Ed ecco che a più di uno sorge il sospetto che in realtà questo faccia parte di un disegno politico per non raggiungere alcun accordo e per imbrogliare le carte anche in virtù delle somme da restituire all'Europa riguardo i fondi erogati.

Si evolverà la trattativa?

Nei prossimi giorni i dialoghi dovrebbero riprendere a ritmi serrati proprio per evitare di arrivare all'ultimo giorno senza un accordo vero e proprio. Dovremo capire se alla fine la tracotanza del Trump britannico si rivelerà un bluff o egli sfodererà doti da negoziatore come il Tycoon americano, l'unica cosa certa è che il caos di questi giorni non aiuta in alcun modo la stabilità della sterlina e quella dei mercati che risentono di questa condizione di incertezza. Nel frattempo però Johnson sta guadagnando consensi elettorali ma, dopo aver perso la maggioranza nella Camera dei Comuni, questo non è certo di buon auspicio nel caso in cui dovessero esserci elezioni anticipate e il rinnovo del Parlamento. Se a questo vuole mirare l'attuale premier non so se sia la strategia più adeguata perché per sciogliere le camere occorre il voto favorevole di due terzi del Parlamento e i laburisti, senza prima un accordo vero e proprio su Brexit, potrebbero far mancare i voti necessari. A meno che il Governo con una manovra legislativa potrebbe far passare un emendamento che faccia ridurre la durata della legislatura, in quel caso basterebbe la maggioranza semplice. Ma siamo sicuri che ce l'avrebbe anche questa maggioranza?

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