Italexit: è una cosa fattibile?

Oggi voglio fare l'avvocato del diavolo...

Su questo argomento non prendo mai posizioni non per pavidità ma per il semplice fatto che non ne ho, forse riconosco in questo i miei limiti, mi limito viceversa a elaborare, di tanto in tanto, delle riflessioni a supporto di una o dell'altra tesi.

Un governo gradito

La manovra del nuovo governo giallorosso sarà ancora più in deficit rispetto all'ultima di quello gialloverde ma con la differenza che stavolta ha ottenuto il placet unanime dei paesi dell'Unione Europea. I mercati, di conseguenza, hanno reagito bene, come dimostra il calo sostenuto del tanto temuto spread. Si direbbe, quindi, che questo governo sia gradito ai più, soprattutto a quelli che "contano" e che potrebbero alterare le variabili che interessano l'economia di un paese. Sappiamo che un calo di un punto percentuale di interessi sul debito significano miliardi in più nelle casse dello Stato, ma da qualche parte devo aver letto che quello che solitamente entra da una parte in qualche modo poi esce dall'altra in questo "sistema delle cose".

Ma come detto oggi sono dalla parte dei "cattivi" e vorrei immaginare le conseguenze negative di una possibile uscita dell'Italia dalla morsa di Bruxelles.

Alcune considerazioni

La prima considerazione che mi verrebbe di fare riguarda le esportazioni. Secondo alcuni il vantaggio competitivo seguito ad una svalutazione valutaria sarebbe un toccasana per le nostre imprese, soprattutto quelle medie e piccole che di loro hanno sempre fatto dell'export un cavallo di battaglia. Ma è proprio così? Ai tempi della lira debole il vantaggio competitivo aveva ragione d'esistere perché il mondo non era ancora globalizzato, non c'era la concorrenza cinese e i costi delle materie prime o dei semilavorati per realizzare il prodotto finito erano più contenuti. Oggi il mondo è cambiato, una svalutazione monetaria porterebbe ad un aumento dei costi di import che farebbero lievitare il prezzo finale del prodotto finito, tali costi sarebbero aggravati ulteriormente dai possibili dazi doganali imposti dagli altri paesi da cui ci saremo staccati. Tutto questo potrebbe portare ad un annullamento del vantaggio competitivo sperato.

La seconda considerazione riguarda le banche. La crisi sistemica scatenata da un'uscita disordinata dall'Euro comporterebbe che i titoli del debito pubblico tenuti in portafoglio dalle banche sarebbero sotto attacco, conseguentemente queste ultime si troverebbero degli assets sensibilmente svalutati il ché avrebbe delle ripercussioni importanti sul credito poi concesso alle imprese e alle famiglie, conseguentemente sulla crescita e sull'occupazione. Situazione che potrebbe essere parzialmente arginata se il Tesoro si riappropriasse della Banca d'Italia, la quale andrebbe a fare incetta dei titoli bancari in scadenza per fornire alle banche la liquidità necessaria per non scoppiare e andrebbe a partecipare come prestatore di ultima istanza sul mercato primario. Il problema è che il riacquisto dei titoli in scadenza del Tesoro dovrebbero essere pagati in Euro in quanto i creditori non si farebbero mai pagare in una valuta inaffidabile come la lira, Turchia docet... Questo genererebbe ulteriore svalutazione valutaria e darebbe il via alla terza considerazione di questa analisi: l'inflazione.

L'inflazione creerebbe degli squilibri nel tessuto sociale del paese, perché inciderebbe in modo drammatico sui consumi, erodendo il potere d'acquisto, in un contesto in cui il paese non crescerebbe, l'occupazione diminuirebbe e conseguentemente i salari non si adeguerebbero ai prezzi. In questo caso l'inflazione assumerebbe tutti i contorni di una tassa ombra, incidendo però anche sui risparmi delle classi meno abbienti, in quanto gran parte dei risparmi di questi ultimi sono concentrati in conti correnti e depositi che non sono agganciati all'indice inflazionistico.

Conclusioni

In conclusione tutto questo è solo una faccia della medaglia, quella brutta direi, che fa sorgere qualche sospetto che le cose non siano così facili per come vengono raffigurate dalle frange più oltranziste degli economisti, parte dei quali, però, nel tempo hanno abbandonato gradualmente velleità separatiste.

4 - Commenti

Antonio Leonetti

Antonio Leonetti - 03 ottobre 16:00 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 03 ottobre 16:33 Rispondi

Andrea Famiglietti

Andrea Famiglietti - 04 ottobre 09:57 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 04 ottobre 13:23 Rispondi