ISM cinese in espansione, le borse asiatiche si riprendono

  • L'economia cinese torna in espansione e i mercati salgono nonostante le tensioni sui dazi;
  • La fase festiva non dà spunti ai listini americani che terminano la seduta in sordina;
  • L'oro chiude il mese in leggero rialzo ma facendo registrare il peggior calo mensile dell'ultimo triennio a dimostrazione di una certa propensione al rischio degli operatori.


Crescono le borse in Oriente

Prima seduta della settimana positiva per le borse con il Nikkei di Tokyo che sale dell'1%, Hong Kong che fa registrare un +0,5% e Shangai +0,3%. Nella notte è arrivata la buona notizia dai dati sull'indice delle aspettative dei direttori di acquisto delle aziende manifatturiere cinesi che si colloca a 50,2, sopra il precedente 49,3, ma soprattutto sopra 50 che delimita la fase di espansione da quella di contrazione dell'economia. Questa notizia fa da contraltare alle tensioni che ancora sussistono a Pechino sulla vicenda dei dazi. Il Global Times ieri ha riportato un'affermazione dell'ex vice ministro al commercio, Wei Jianguo, che sostiene che il 15 dicembre non sarà poi così un giorno decisivo in quanto, anche qualora i dazi dovessero essere cancellati, per l'economia cinese non cambierebbe granché nel contesto generale. Sul fronte americano, il sito Axios, che è specializzato in tutto ciò che riguarda la politica interna Usa, ha scritto che la trattativa avrà tempi lunghi che potrebbero portare ad un accordo addirittura nel 2020.

Chiusura della settimana negativa a Wall Street

La giornata di venerdì, a mezzo servizio dopo il giorno della festa del Ringraziamento, fa segnare gli indici americani in rosso con lo S&P e il Dow Jones che perdono entrambi lo 0,4%, mentre il Nasdaq diminuisce di mezzo punto percentuale. Non ci sono stati spunti particolari se non da segnalare il calo degli energetici di circa l'1% per via del crollo venerdì del prezzo del petrolio (-4,4%) sulla notizia che l'Arabia Saudita ha fatto sapere di non essere contenta dell'atteggiamento di alcuni membri dell'OPEC rei di non aver mantenuto gli accordi sulle quote di produzione. L'inizio della settimana per l'oro nero però è positivo (+1,3%) dopo che Tamir Gadhban, ministro dell'energia iraqueno, ha dichiarato esplicitamente che nella riunione dell'OPEC del 5 e 6 dicembre si discuterà di tagli aggiuntivi alla produzione.
Riprende intanto quota il VIX che fionda a 12,70 punti con un rialzo imponente dell'8%, ma per capire le intenzioni degli operatori bisognerà attendere come questa settimana saranno i volumi dopo il tour festivo alla luce delle vendite del weekend natalizio più importante dell'anno.

Ancora vendite sull'oro

Continua a scendere il metallo giallo dopo il +0,5% di venerdì, raggiungendo quota 1.460 dollari. Stanotte Surboton Associates ha comunicato che la produzione della materia prima australiana è scesa del 5% in quest'ultimo trimestre, infatti novembre è stato un black month per l'oro con una flessione del 3,3% che non si vedeva da 3 anni. Probabilmente le aspettative positive del mercato sull'esito della trattativa USA-Cina ha spinto gli operatori ad allentare la corsa verso i beni rifugio in attesa anche di valutare cosa Powell farà in tema di tassi. Finora il governatore della Fed non ha lasciato molti dubbi, il quarto taglio dei tassi che tutti quanti aspettano nei primi mesi del 2020 ci sarà ma solo se il quadro economico generale volgerà al peggio, a quel punto la Fed interverrà con tutti gli strumenti necessari.

0 - Commenti