Il negoziato Usa-Cina non va avanti: le borse ne risentono

 

  • L'intervento di Trump all'Economia Club di New York non rassicura le borse asiatiche che subiscono un altro calo dopo quello di questi ultimi giorni, condizionate anche dagli scontri che non cessano ad Hong Kong;
  • In Europa occupa la scena Piazza Affari grazie alle ottime trimestrali e al miglioramento di qualche indice macroeconomico;
  • Le obbligazioni salgono di rendimento a lungo termine e scendono nel breve, segnale del mercato che una crisi non è alle porte.

Dichiarazioni di Trump poco rassicuranti

Donald Trump ancora protagonista nella lunga e logorante vicenda riguardo il trattato commerciale tra le due superpotenze che ancora non vede la luce definitiva. Intervenendo all'Economia Club di New York il presidente alla Casa Bianca è rimasto sul vago circa la possibilità effettiva di eliminare tutti i dazi in corso avvertendo, anzi, che se un accordo non dovesse trovarsi tra i due Stati potrebbero arrivare altri dazi a peggiorare ulteriormente la situazione. L'obiettivo di Washington in realtà è quello di ridurli ma non di fare un repulisti totale in modo da non dare al Dragone troppa mano libera per entrare nell'economia statunitense.

Wall Street piatta ma tocca nuovi record

Tuttavia la borsa americana, anche se ne risente un pochino nel finale di seduta, riesce a toccare nuovi record con lo S&P per la prima volta sopra 3.100. Si mettono in luce i settori sanitari che guadagnano lo 0,6% e quello delle materie prime in rialzo dello 0,4%, mentre il comparto energetico perde lo 0,4% anche a causa del ribasso del petrolio.
Da segnalare il crollo di Chesapeake (-16%), la compagnia specializzata nella trivellazione del gas e del petrolio. La sfiducia verso la società è arrivata non solo a seguito della trimestrale della scorsa settimana ma soprattutto per via di voci, smentite dal management, di una procedura fallimentare in corso. Il segnale di preoccupazione del mercato è dato dal calo del prezzo del bond con cedola 8% in scadenza 2027 che è precipitato a 55 dollari.

Hong Kong in caduta libera

Se in Usa le "reticenze strategiche" di Trump non sortiscono grandi effetti sui mercati in Asia invece si fanno sentire in concomitanza con gli scontri di piazza di Hong Kong. Ieri il responsabile della sicurezza ha manifestato grosse preoccupazioni dichiarando che queste violenze porteranno ad effetti inimmaginabili se non verranno arginate. L'indice Hang Seng quindi subisce un tonfo dell'1,8%, ma anche Tokyo in particolare viene zavorrato (-0,9%), mentre Shangai (-0,1%) e Seul (-0,1%) subiscono delle perdite più contenute.
Nella notte ha molto stupito la decisione della Banca Centrale Neozelandese che ha confermato i tassi all'1% quando gli analisti prevedevano in maggioranza diffusa un taglio di un quarto di punto. La cosa sorprende molto in virtù della piega generale che ha preso la politica monetaria dove tutte le banche centrali stanno effettuando una corsa sfrenata alla riduzione del costo del denaro. La reazione della borsa neozelandese è stata negativa chiudendo a -0,8% mentre il dollaro neozelandese si rafforza su quello americano guadagnando una figura dopo l'annuncio della decisione.

In Europa vola Piazza Affari

Altri massimi segnati dalla borsa italiana da maggio 2018, la seduta chiude con un roboante +1,24% del FTSEMib che raggiunge quota 23.782 punti. A spingere il listino di Piazza Affari l'ottimismo generato da trimestrali che hanno dato esito superiore alle attese in aggiunta a dati macroeconomici del contesto internazionale sorprendenti come ad esempio lo Zew tedesco che è passato dal -22,8 di ottobre a -2,1 di novembre, molto meglio del consensus che si attendeva un -13. A suffragio del clima di ottimismo un sondaggio elaborato dai gestori di Bank of America il 52% ritiene che nel 2020 il rally delle borse proseguirà in modo incessante e che inoltre il tasso di inflazione riprenderà a salire.

Sul mercato obbligazionario salgono i rendimenti

Le aspettative di un miglioramento dell'economia generale se da un lato spingono in alto i titoli azionari dall'altro fanno aumentare i rendimenti a lunga scadenza dell'obbligazionario diminuendo quelli a breve. Infatti i biennali americani a due anni scendono all'1,65%, mentre i Treasury Note a 10 anni si spingono verso il 2% dall'1,45% di qualche mese fa e dopo il 3,2% di un anno a questa parte. In questa maniera la curva dei tassi, diventando più ripida, fa pensare più ad una fase di crescita e di sviluppo e meno allo spauracchio di una recessione.

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