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Il destino di Deutsche Bank è scritto nella liquidità

Il destino di Deutsche Bank è scritto nella liquidità

E' la mancanza della possibilità di accesso alla liquidità la vera causa che può portare al crollo di una banca.

La capitalizzazione - quindi la solvibilità - tende perciò ad essere un concetto in gran parte senza valore, pro-forma per così dire. Tuttavia, quando Bloomberg ha reso pubblico la ritirata degli hedge funds, il titolo si è immediatamente inabissato: ciò ha avuto a che fare non solo con il crash improvviso della liquidità di DB, ma soprattutto con la conseguente reazione retroattiva.
Ovvero: quando una corposa fonte di liquidità si ritira, la partenza tende a spaventare anche gli altri partners, portando ad una reazione a catena disastrosa. Basti chiedere a Lehman per i dettagli.

Questo ragionamento ci porta alla vera domanda che in molti si stanno ponendo: una grande banca europea è in grado o meno di fronteggiare un deflusso di liquidità?
Per poter rispondere utilizziamo come base di ragionamento una nota appena pubblicata da Goldman Sachs.

 

Deutsche Bank è posta al centro del sistema finanziario europeo, è un importante appoggio per tutte le banche del vecchio continente e, tra esse, è la più ampia. Recenti contenziosi, in primis la multa comminata dagli Usa di 14 miliardi di dollari per la crisi finanziaria apertasi nel 2008, hanno aggravato le preoccupazioni incrementando notevolemente il livello generale di ansia del mercato.
Quindi in molti si chiedono: c'è il rischio di una nuova crisi finanziaria? Può una grande banca europea far fronte ad una carenza di liquidità di tale portata?
La risposta è duplice, e si concentra in parte sul ruolo che può avere la BCE.

Goldman inizia con una panoramica delle cosiddette back-stops (dinamiche di protezione), riassunte qui di seguito.
Esse sono per l'appunto meccanismi di protezione atte al mantenimento della stabilità finanziaria nell'Eurozona; sono a disposizione di tutte le banche facenti parte di quest'ultima (e, naturalmente, anche di Deutsche Bank), sono generose in termini di volume (piena redistribuzione), di prezzo (tasso fisso a 0%) e di durata (da a breve termine, fino a 4 anni).
Queste back-stops sono fondamentali per assicurare la stabilità finanziaria a lungo termine del sistema bancario, sostiene Goldman, e sono state messe in atto a seguito del crollo del mercato del 2007, al fine di contenere gli effetti della crisi Lehman. Inoltre sono state adoperate per contenere la crisi del debito sovrano della zona Euro del 2011-12.
In linea di massima, rientrano nelle seguenti due categorie: "Regular open market operations" e "Non-standard monetary policy measures" (vedere Allegato 1).

Se DB arrivasse a richiedere tali aiuti la prospettiva non sarebbe comunque delle più rosee, anzi, sarebbe quasi paragonabile al pagamento della salatissima multa imposta dal Dipartimento della Giustizia statunitense.

 

Facciamo ora un passo indietro.
La duplicità della risposta alla sopracitata domanda ha il suo fulcro nel seguente aspetto.
A differenza di Lehman, DB ha quasi 600 miliardi di € in depositi, che sono sensibili ad una corsa agli sportelli (vendita al dettaglio).
Questa prospettiva è cruciale. A seguito della relazione di Bloomberg riguardo il ritiro di liquidità da parte dei clienti di hedge funds, il mercato ha difatti reagito in mmaniera molto aggressiva (ADR -6,7%).

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio la liquidità a disposizione di DB (vedere Allegato 2).
Notiamo che la sua ultima riserva di liquidità registrata si attesta intorno ai € 223 miliardi o ~ 20% del patrimonio complessivo. Il suo indice di copertura della liquidità ("LCR") si attesta invece a 124%. Da sottolineare il fatto che la LCR (Liquidity Coverage Ratio) di DB è superiore a quella di molte grandi banche europee (BNP 112%), così come di alcune banche americane (Citigroup 121%).

 

Qui di seguito la ripartizione:

- Riserva di liquidità: € 223 miliardi, o ~ 20% del totale delle attività.
A confronto con i 65 miliardi di € del 2007, DB dimostra che la sua riserva di liquidità è cresciuta 3.4x rispetto ai livelli pre-crisi.

- Cash: € 125 miliardi. La riserva di liquidità si compone apputo di € 125 miliardi di disponibilità liquide e € 98 miliardi di titoli. Come evidenziato nell'Allegato 2, la porzione di € dei titoli può essere utilizzata per ottenere liquidità di durata variabile (da breve durata fino a 4 anni) ad un costo di 0%.

- LCR: 124%. Valore che è ~ 1,5 volte il minimo regolamentare. Alcune banche degli Stati Uniti (ad esempio, JPM, BofA) non rivelano la loro LCR se non per dire che sono "compliant", suggerendo livelli pari o lievemente superiori al 100%.

 

Da dove proviene questa liquidità? Vediamo per questo l'Allegato 3.
Ecco la composizione di DB (Bloomberg, il 29 settembre):

- Fondi a bassissima volatilità 57%: depositi al dettaglio, saldi delle transazioni bancarie depositi aziendali e istituzionali da rapporti di corporate banking) e conto capitale. Oltre la metà del finanziamento del gruppo, pertanto, deriva da questa fonte.

- Fondi a bassa volatilità 15%: insieme alla categoria precedente si parla quindi del 72% del finanziamento complessivo.

- Altri clienti: questo include i Prime Brokers, le strutture fiduciarie e l'auto-finanziamento. È importante sottolineare che questo rappresenta solamente il 7% del finanziamento complessivo, ed è 3.1x coperto con la riserva di liquidità.

In altre parole, nella peggior situazione plausibile, ovvero quella in cui tutti i 71 miliardi di € di fondi provenienti da "altri clienti" fuggissero, DB avrebbe ancora circa 152 miliardi di € dei 223 miliardi totali presenti nella riserva di liquidità.

 

Tuttavia, come osservato in precedenza, la più grande minaccia per DB non è tanto la sua base di clienti di hedge funds, il cui potenziale danno è limitato, ma la massiccia base depositante.
Mentre Lehman è fallito a causa delle sue controparti corporate, soffocate dalla rapidissima fuoriuscita delle loro linee di liquidità, DB è mortalmente legata alla grossa fetta di depositanti al dettaglio: ciò vuol dire che un eventuale "panico capitale" non si limiterebbe solo alle istituzioni, ma contagierebbe anche la base depositante, provocando una tanto inarrestabile quanto fatale corsa agli sportelli.

Questo è il nocciolo della questione, l'aspetto che diversifica maggiormente la Deutsche Bank da Lehman, e al contempo il fattore che rende la posizione di DB di gran lunga più rischiosa.

 

Concludendo, tutto ciò ci porta ad ipotizzare che DB abbia le seguenti quattro opzioni:

- reperire capitale (vendite azionarie, conversione di CoCos, che potrebbero tradursi in un calo ancor più netto nel prezzo delle azioni);

- cercare aiuto presso la BCE;

- appellarsi allo stato tedesco per un piano di salvataggio (la Merkel finora ha detto "Nein");

- implementare un bail-in, eliminando miliardi di crediti non garantiti (depositi compresi, con tutte le relative conseguenze).

Quale delle quattro strade Deutsche Bank prenderà ci sarà chiaro nei prossimi giorni.
Fino ad allora il mercato continuerà ad essere caratterizzato da forte volatilità, anche perché, come Jeff Gundlach ha spiegato proprio oggi, l'immobilismo  non è più un'opzione valida per il CEO John Cryan, in quanto il mercato sta spingendo e spingerà sempre più il prezzo di DB verso il punto di non ritorno.

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20/08/2014

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