Il caso Irlanda: è stata proprio una vittoria della Troika?

Ci sono storie che lasciano sbalorditi...

Chi nel 2008 visse i giorni della grande crisi e come questa si riversò su alcuni paesi come l'Irlanda fa fatica a credere come un stato sull'orlo del baratro si sia potuto trasformare negli anni in una delle più virtuose economie di tutta l'Europa.

Lo scoppio della bolla immobiliare scavò un solco profondo nell'assetto imprenditoriale che fece dell'indebitamento l'unica leva di investimento nel settore mandando a gambe all'aria aziende e istituti di credito che le finanziavano.  In poco tempo l'Irlanda vide precipitare la situazione in modo progressivo, il deficit/PIL passò rapidamente dal 7% di prima dello scoppio della crisi al 32% in 3 anni e il debito pubblico esplose portandosi dal 20% al 110% al culmine della crisi del 2011, il ché costò al paese l'espulsione dal mercato dei capitali. Non solo... la disoccupazione era arrivata al 15,8%, i consumi crollarono e l'economia andò in recessione.

Ovviamente la cosa più preoccupante fu che il governo di Dublino dovette accollarsi gran parte dei crediti in sofferenza delle banche e a quel punto i mercati, interrogandosi sulla solvibilità del paese, fecero salire lo spread portando i tassi a 10 anni a raggiungere una vetta del 10%. Non potendo più attingere ai capitali sui mercati, il governo chiese l'aiuto del Fondo monetario internazionale e della BCE che con un piano di salvataggio di 85 mld, a cui si aggiunsero altri 5 mld di prestiti che arrivarono da paesi fuori dell'Eurozona come Regno Unito, Svezia e Danimarca, evitarono il default.

Oggi la situazione è totalmente trasformata, l'Irlanda è uscita dal 2013 dal piano di salvataggio e oggi vanta una delle economia più floride. I numeri dicono che i tassi sul debito sono praticamente a zero, il debito pubblico è passato dal 110% al 64%, la disoccupazione è in sostanza sparita (solo 4,6%) e, in un contesto di crescita zero in tutta Europa, il paese cresce ad un ritmo del 5,8% all'anno.

Limitarsi a considerare soltanto le misure di austerità imposte dalla Troika non rende completo il quadro della situazione. E' vero che il governo di Berlino ha dovuto attenersi a severi diktat imposti dall'esterno, come l'aumento dell'IVA dal 21 al 23%, la riduzione di alcuni sgravi fiscali e l'impopolarissima imposta sulla casa. Ma non dobbiamo però dimenticare che le grandi corporate come Facebook, Amazon, ecc... hanno trovato nelle bassissima tassazione sulle società (solo il 12,50%) e negli esigui contributi sociali da versare negli istituti di previdenza uno stimolo incredibile per spostare nel paese risorse e capitali. Ad oggi infatti un terzo del PIL irlandese è rappresentato dalla produzione delle multinazionali e la cosa si è riflessa in modo positivo sui salari, cresciuti sensibilmente e conseguentemente sui consumi innescando un circolo virtuoso che si alimenta da sè.

Ad oggi il galoppo dell'economia sembra inarrestabile, pur tuttavia ci sono delle zone d'ombra di cui bisogna tenere debita considerazione. Primo tra tutti Brexit. L'uscita della Gran Bretagna dall'Europa inevitabilmente avrà delle ripercussioni nei rapporti tra le due economie, quella britannica e quella irlandese, essendo legate da rapporti commerciali importanti, basti pensare che il 15% delle esportazioni di beni e il 30% delle esportazioni di servizi irlandesi sono rivolti al Regno Unito, eventuali dazi quindi potrebbero inficiare in modo determinante. La possibile svalutazione della sterlina genererebbe anche dei competitor inglesi soprattutto sul fronte del settore dei medicinali. In secondo luogo vi è l'incognita del sistema bancario. L'economia è ancora fortemente basata sull'indebitamento e l'esposizione del sistema bancario risente della pressione dei crediti deteriorati che, ad oggi, hanno raggiunto una quota del 15%, di ben 3 volte superiore a quella media europea si aggira intorno al 5%. Questo dovrebbe mettere un pò in guardia contro eventuali altri rischi sistemici visto che la quota alta di indebitamento riguarda non solo le imprese che trovano conveniente investire in Irlanda ma anche le famiglie che fanno girare i consumi interni.

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