I mercati tornano ad ignorare il pericolo di una guerra

  • Le ultime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump allontanano il pericolo di un conflitto
  • Torna a scendere il prezzo del petrolio mentre salgono i rendimenti dei Treasury Usa
  • Anche l'oro ripiega a 1.555 dollari l’oncia dopo aver superato i 1.600

Le ultime dichiarazioni di Donald Trump sono state caratterizzate da un profilo basso. Da un lato ha sottolineato la forza degli armamenti Usa e, soprattutto, l’indipendenza energetica di Washington. Dall’altra ha teso una mano non solo all’Iran ma alla popolazione e alla nazione intera dichiarandosi pronto ad un nuovo accordo. Ma alle sue condizioni.

I mercati tornano fiduciosi

Risultato: i mercati, che già si erano accorti di un cambiamento delle tensioni, riescono a chiudere addirittura con il segno più sia in Europa che negli Usa. Intanto il prezzo del petrolio scende. Il Brent arriva a 65,8 dollari al barile e il WTI a 59,9 dollari. Stesso discorso per l’oro che è tornato sui suoi passi arrivando a 1.555 dollari l’oncia dopo aver superato seppur brevemente, i 1.600 dollari. Quindi i mercati finanziari mondiali si sono scrollati di dosso le tensioni USA-Iran, tensioni che, a conti fatti, non dovrebbero più trasformarsi in un conflitto. Almeno per adesso e soprattutto a giudicare dal tenore conciliante delle parole di Trump.

Un attacco show

Non solo, ma successivamente alcune indiscrezioni avevano evidenziato che Teheran aveva avvertito in anticipo l’Iraq dell’attacco dando tutto il tempo alle autorità di Baghdad di passare il messaggio alle truppe Usa (e italiane) stanziate nella zona. Un atteggiamento che dimostra sia la volontà di entrambi di evitare un’escalation dannosa per tutti, sia il fatto che una possibile interruzione delle forniture di greggio sul mercato mondiale è un pericolo che le Borse non corrono.

Le paure iniziali

Durante le prime, concitate fasi della crisi, infatti, si era subito pensato, come ritorsione di Teheran, ad un blocco del traffico sullo stretto di Hormuz, hub sul quale transita il 20% della produzione di greggio a livello mondiale. Un’eventualità che, però, è stata ridimensionata anche da quanto ricordato dallo stesso Trump. La presenza dello scisto statunitense, infatti, potrebbe fare da cuscino in caso di crisi estrema. Una crisi che, però, comunque è ben lontana dall’arrivare.

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