Guerra dei dazi: si intravedono i primi danni

Secondo un recente studio FactSet, le società statunitensi esposte per il  50% sul fronte delle entrate all’estero (vedi Apple, Boeing e Intel), rischiano di vedere un calo degli utili del 9,3% già nel secondo trimestre.

I numeri delle aziende Usa

In particolar modo il settore più a rischio è quello dei titoli tecnologici. Diametralmente opposto il discorso per chi, invece, è focalizzato sul panorama interno. In questo caso ci si potrà aspettare un aumento degli utili dell’1,4% in media. Stesso discorso per quanto riguarda le entrate: le aziende orientate all’estero vedranno un calo dell′1,2%, mentre quelle concentrate sul mercato a stelle e strisce godrebbero di un aumento delle vendite del 6%. Guardando invece ai settori, sempre lo studio FacSet decreta tra i vincitori quello dell’energia con un aumento dei guadagni intorno al 3% di media, seguito immediatamento dopo dalle utility al 2,3%) e dall’assistenza sanitaria con il 2%. Ma tra i perdenti, oltre alla tecnologia, anche il settore dei materiali.

Il cocktail pericoloso

Un risultato che arriva dalla nefasta combinazione di due fattori chiave: la già citata guerra commerciale ma anche il più generale rallentamento economico. Rallentamento che, come è facile intuire, viene accentuato dalla questione dazi. Attualmente, però, il mercato statunitense, almeno fino alle ultime sedute, non sembra essere spaventato più di tanto da questo possibile risvolto, se non altro per il fatto che, finora, non si sono ancora manifestate le conseguenze più gravi. Un esempio arriva proprio dai numeri del Pil Usa: quello del 2018 è stato del 2,9% mentre i primi dati del 2019 sono altrettanto lusinghieri con un primo trimestre chiuso al 3,1%. Qualche debolezza si sta registrando sul mercato del lavoro, vera e propria fortezza degli ultimi tempi. Ma allargando la visuale al resto degli asset, forse qualche segnale d’allarme può essere individuato. Oro e yen, ad esempio, stanno volando ed entrambi, come è noto, sono beni rifugio. In particolare il metallo giallo sfiora i 1340 dollari l’oncia.

I problemi di Pechino

In tutto questo il petrolio continua a scendere e proprio nelle scorse ore è arrivato a toccare i minimi da 5 mesi. Da parte sua, inoltre, la Cina ha annunciato l’arrivo di possibili nuovi stimoli monetari, il che sarebbe la conferma, questa volta diretta, di alcune difficoltà anche per Pechino. Anche in questo caso sono i dati macro a confermarlo. Per la precisione quelli riguardanti, tra gli altri, l'attività industriale di maggio e le importazioni, entrambi deboli. Difficoltà che evidenziano una sofferenza della domanda interna come suggerisce una domanda del credito più debole del previsto.

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