Guerra dei dazi: le ultime mosse della PBoC

La Cina interviene ancora sull’andamento dello yuan. Ma lo fa, questa volta, in modo da mandare un messaggio preciso ai mercati.

Le dinamiche dello yuan

In realtà la Banca Popolare cinese interviene ogni giorno sul livello dello yuan, la differenza è che questa volta la PBoC ha fissato il tasso medio giornaliero ad un livello più alto del previsto. Non solo, ma ha anche deciso di immettere nel mercato valutario fino a 150 miliardi di yuan per sostenere la moneta. Una decisione che indicherebbe la volontà di Pechino di rallentare il ritmo del deprezzamento della valuta. A meno di successive smentite. Infatti le oscillazioni della moneta del Celeste Impero, fortemente controllata dalle autorità, sarebbero viste dagli osservatori, come un’arma in mano alla Cina. Arma che potrebbe essere usata, o meno, a seconda dell’andamento della guerra dei dazi. Ma procediamo con ordine.

Il midpoint

La Banca popolare cinese ha fissato il mid-point a 7,0810 per dollaro, ben oltre il livello 7,1055 che il mercato si aspettava. Da ricordare che l’istituto si adopera per un cambio una libera oscillazione entro un range di 2% rispetto al suddetto punto medio con il dollaro Usa. Qualora il range dovesse essere violato, è la stessa PBoC ad intervenire comprando o vendendo yuan. Si tratta di un livello fissato ogni giorno dall’istituto centrale che tiene conto anche delle oscillazioni valutarie registrate dai vari partner commerciali della Cina. Per molto tempo, 7 yuan per dollaro è stato interpretato come una soglia psicologica importante fino a quando il cambio stesso si è indebolito all’inizio di agosto. Da qui le accuse da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti rivolte a Pechino rea di aver manipolato la valuta.

Il problema dello yuan, però, è molto più ampio

Dal momento che le autorità cinesi hanno un forte controllo non solo sulla moneta ma anche sugli investimenti e la circolazione dei capitali (soprattutto esteri), per gli addetti ai lavori è piuttosto difficile riuscire a trovare il reale valore della moneta. C’è poi da sottolineare anche un’altra “anomalia” dello yuan rispetto alle altre monete, ovvero quella riguardante lo yuan onshore e offshore. Sostanzialmente la differenza maggiore tra i due riguarda le zone di scambio. Semplificando il concetto, lo yuan onshore (CNY) opera all’interno del Paese mentre quello offshore (CNH), all’esterno.

Yuan: offshore e onshore

La divisione nacque a suo tempo (era il 2009) come una sorta di esperimento pilota per favorire la diffusione dello yuan anche all’estero. Inutile dire che le decisioni sul tasso di cambio prese sullo yuan onshore influenza anche se indirettamente, quelle dello yuan offshore. Infatti il primo, quello scambiato a livello nazionale, viene regolato, come detto, dalla PBoC. Il secondo (CNH) ha una quotazione che nasce dall’incrocio domanda-offerta di yuan in arrivo dai mercati esteri.

Yuan o Renminbi?

Il tutto senza dimenticare che in realtà il nome yuan è una definizione impropria: la moneta nazionale cinese si chiama infatti Renminbi, lo yaun non è altro che una sua unità di misura (ogni Renminbi costituito da uno yuan a sua volta diviso in 10 jiao, ognuno dei quali è a sua volta diviso in 10 fen). Partendo da questo quadro è facile quindi capire come sia difficile allo stato attuale delle cose, prevedere l’andamento del Renminbi. Da Goldman Sachs parlano di uno yuan a 7,2 yuan per dollaro nei prossimi 3-6 mesi e 7,1 per dollaro nei prossimi 12 mesi, ma per molti, una previsione sarebbe pura speculazione soprattutto in virtù di una guerra commerciale che procede per subitanei scatti in avanti ed altrettanto repentini arretramenti.

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