Guerra dei dazi: a che punto siamo?

Le ultime mosse di Pechino hanno portato all’imposizione di dazi sull’equivalente di 75 miliardi di dollari di merci Usa in arrivo in Cina.

La risposta di Trump

Immediata la risposta del presidente Usa Donald Trump “Riapriremo le fabbriche Usa e faremo a meno di loro”. E ancora “Il nostro paese ha perso, stupidamente, migliaia di miliardi di dollari con la Cina per molti anni. Loro hanno rubato la nostra proprietà intellettuale per centinaia di miliardi dollari all'anno, e vogliono continuare. Non lascerò che accada. Noi non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo molto meglio senza di loro". A spaventare è stato anche il fatto che Trump, per la prima volta, ha attaccato anche il presidente cinese Xi Jinping, giudicato, invece, precedentemente, un amico. Risultato: Dow Jones a -2,37%, S&P 500 -2,59% e Nasdaq a -3%.

Le strategie Usa

Ufficialmente, però, i colloqui tra le parti continueranno nonostante l’escalation delle ultime ore ma per molti osservatori, senza entusiasmo. Più che altro, infatti, l’intenzione è quella di salvare letteralmente le apparenze dal momento che nessuna delle due superpotenze ha intenzione di passare agli occhi dell’opinione pubblica come quella responsabile della rottura. Ma questo tira e molla, però, dovrà comunque portare ad un risultato, qualunque esso sia, entro il prossimo 2020 ovvero alla vigilia delle elezioni presidenziali. Una partita che Trump deve giocare al meglio anche per la sua conferma alla Casa Bianca.

In attesa del voto del 2020

Il motivo è semplice: dopo un anno di lavoro, abbandonare tutto uscendo dalle trattative significherebbe una sconfitta. La mossa, invece, di restare, affermando, però, di poter far aprire le fabbriche chiuse proprio per la concorrenza cinese, avrebbe invece una triplice conseguenza positiva. Prima di tutto riporterebbe entusiasmo tra quei lavoratori esclusi dalla chiusura degli stabilimenti, quindi favorirebbe lo stesso Trump con un aumento della srafforzerebbe l’immagine degli Usa come potenza autonoma.

La contropartita cinese

Da parte cinese il discorso è o stesso: Pechino sta costruendo la sua reputazione, anche finanziaria, garantendo sempre il rispetto delle regole e la volontà di collaborare: rompere tutto ora sarebbe la negazione di quanto fatto finora. INoltre un addio da parte di Pechino darebbe la possibilità a Trump di dichiararsi vincitore nella disputa. Lo scacco matto del tycoon? Riuscire a chiudere entro ottobre. In altre parole prima del voto, ma non troppo in anticipo per far dimenticare ai suoi elettori la vittoria, cosa che invece accadrebbe qualora Trump arrivare all’intesa adesso.

L'oggetto del contendere

Più facile a dirsi che a farsi visto che sul tavolo restano ancora questioni estremamente spinose come la protezione dei diritti di proprietà intellettuale in Cina, i sussidi statali cinesi a società in mano al governo e tutti i diversi squilibri commerciali bilaterali. Per questo motivo alla delegazione Usa converrebbe attendere il più possibile, se non altro nella speranza riuscire ad aumentare il margine di trattativa ed ammorbidire le posizioni cinesi.

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Enrico Besutti

Enrico Besutti - 27 agosto 17:16 Rispondi