Guerra al contante: nuovo specchietto per le allodole?

Quando qualcuno indica la luna, gli sciocchi guardano il dito...

Se qualcuno pensa di combattere l'evasione fiscale con l'ennesima tassa sommersa che colpisce la classe produttiva italiana o è un ingenuo o è un genio del male. E in tutta onestà, avendo ben presente i trascorsi storici della nostra classe politica, propenderei più per la seconda ipotesi.

Tra noi e gli altri una realtà diversa

E non vale riportare il caso di paesi virtuosi in cui l'uso del contante è stato bandito da tanti anni, soprattutto dei paesi nordici, perché sarebbe come mettere sullo stesso piano due realtà profondamente diverse. Forse si fa finta di non capire che nel nostro paese c'è una tassazione tra le più alte al mondo e che rasenta il limite della follia e cosa ancora più indigesta è che, a differenza di paesi come la Svezia e la Finlandia per citarne due presi a modello, l'iniqua imposizione non si traduce in servizi all'altezza. Infatti è la ratio che è diversa, in quei paesi non si fa la guerra al contante per combattere alcuna evasione fiscale, ma la si fa per favorire lo sviluppo della digitalizzazione dell'economia nazionale.

Limitare il contante non conviene

Ragionando in termini meno viscerali e più economici, la limitazione del cash potrebbe essere un colpo mortifero per il commercio che grazie al sommerso riesce ancora a portare avanti aziende che altrimenti sarebbero costrette per via della tassazione sfrenata ad abbassare la claire, con effetti devastanti per il PIL del paese e quindi per il gettito tributario. Lo stimolo del credito di imposta in caso di pagamento elettronico o del cash back per il compratore sarebbero un giochino che a conti fatti non porterebbero da nessuna parte. Perché uno dovrebbe far emergere il contante per avere indietro un 4% quando invece non portandolo a galla avrebbe un risparmio fiscale del 70%? Ma via...

Inoltre... qualcuno davvero si illude che le banche possano acconsentire di ridurre le commissioni bancarie o addirittura annullarle senza poi averne un legittimo tornaconto, magari caricando quanto sottratto su spese e commissioni del conto corrente dei clienti? E nell'ipotesi che invece gli istituti di credito non accettassero tale proposta, la cui accettazione quasi viene data per scontata non si sa precisamente in base a quale assunto, tutti i passaggi di denaro che avvengono tra compratore e venditore non sarebbero denutriti dalle commissioni bancarie? Ad esempio allo stato attuale se A dà 100 cash a B e poi B e C e C a D sempre 100 è il valore del denaro che circola. L'obbligo di pagare con carta e bancomat comporterebbe che A dà 100 ma a B ne arrivano 98, a C 96 e a D 94. I 6 che mancano è liquidità che passa dal commercio alle banche.

Verrà davvero limitata la sicurezza?

"I furti e le rapine diminuiranno..." può darsi, ma aumenteranno le clonazioni delle carte di credito e chi pagherà poi il costo di un corposo investimento sulla sicurezza? Se qualcuno ha pensato quella cosa lì, probabilmente è quella giusta...

Conclusioni

In definitiva non è col risparmiare qualche miliardo stringendo ancora di più il cordone che si risolve un problema che affonda le sue radici nella mala gestio di una politica che negli anni ha sempre più pensato di utilizzare la spesa pubblica in funzione elettorale. Ed è questo il dramma vero, far credere che recuperando soldi dall'evasione si possano ridurre le tasse e non tradurre tutto quanto in ulteriore spesa pubblica. Delle manovre raschia barile sinceramente non credo ce ne sia più bisogno, ma a quanto pare questo sistema di cose è duro a morire.

4 - Commenti

Antonio Leonetti

Antonio Leonetti - 08 ottobre 12:56 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 08 ottobre 13:46 Rispondi

Riccardo Zago

Riccardo Zago - 08 ottobre 14:27 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 08 ottobre 14:57 Rispondi