Firma della fase uno dell'accordo Usa-Cina in arrivo: borse su

  • Tutte le borse mondiali crescono dopo le dichiarazioni diplomatiche dei due Stati, Iran e Usa, coinvolti nel conflitto di guerra. A giorni si firma la fase uno del negoziato Usa-Cina;
  • Oro e petrolio perdono terreno dopo aver raggiunto nei giorni scorsi massimi di periodo;
  • La sterlina arretra in scia della possibilità di un abbassamento dei tassi da parte della BOE.

 

Nuovi record per le borse mondiali

Rialzi diffusi in tutte le borse del continente dopo che i focolai di guerra accesi nei giorni scorsi con l'uccisione del generale Soleimani si sono attenuati. L'indice MSCI World, che comprende le azioni dei 49 paesi del mondo più sviluppati, sale ancora dello 0,6% lambendo nuovi record, così come l'indice MSCI Asia-Pacifico che riguarda le borse emergenti segna un rialzo dell'1,6%, il più alto da 4 mesi a questa parte.
A ridare entusiasmo e vigore ai mercati finanziari non vi è soltanto lo scongiurato pericolo di una guerra in medio oriente ma l'avvicinarsi della tanto sospirata firma ufficiale alla fase uno dell'accordo commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina che avverrà il 15 gennaio a Washington, come conferma anche la notizia che il vice premier cinese, Liu He, si recherà nella capitale americana la prossima settimana. Inoltre, il presidente alla Casa Bianca, Donald Trump, ha dichiarato ieri che presto cominceranno i negoziati per la fase 2 della trattativa, anche se probabilmente verranno messi nero su bianco dopo le elezioni presidenziali della fine di quest'anno.

Ancora vendite sui beni rifugio

Terzo ribasso consecutivo per l'oro che scambia sul mercato intorno ai 1.550 dollari l'oncia dopo aver raggiunto nei giorni scorsi un picco di 1.610 dollari. E' un pò troppo presto per dire se la sfuriata del metallo prezioso si sia fermata qui perché la sensazione è che, anche quando il contesto è positivo e fa ben sperare, gli investitori non rinunciano a tenere un'ancora di salvataggio qualora la situazione dovesse volgere al peggio, come dimostra la graduale salita durante un 2019 che ha visto comunque ottimismo sui mercati. Vero che lo stesso è stato alimentato dal denaro elargito dalle banche centrali, ma l'euforia è sempre stata smorzata da un quadro macroeconomico e geopolitico non sempre troppo edificanti.
Il petrolio si prende una pausa dopo aver perso in 3 giorni quasi il 10% e potrebbe ancora arretrare se non arrivano dal medio oriente turbolenze di sorta.

Carney rimanda giù la sterlina

Perde terreno la sterlina dopo che il governatore della banca centrale britannica ha dichiarato che ci potrebbe essere un taglio dei tassi qualora l'economia dovesse continuare a manifestarsi debole. La volatilità che attualmente interessa il pound non ha paragone rispetto alle altre valute anche e soprattutto in merito agli sviluppi che il governo Johnson riuscirà a dare riguardo tutta la vicenda Brexit che ancora presenta dei punti oscuri che non lasciano del tutto tranquilli gli operatori.
Il dollaro si rafforza, invece, in attesa dei dati sul mercato del lavoro Usa che verranno rilasciati oggi. L'attesa è per la creazione di 164.000 nuovi occupati e per un tasso di disoccupazione del 3,5%. Il dato sull'occupazione è diventato, forse, il principale elemento che la Fed monitora in questo momento per regolare la politica monetaria, come è stato ribadito più volte da Powell durante le ultime sedute ufficiali del FOMC.
Il biglietto verde continua a mantenere una certa forza relativa nonostante i ripetuti interventi della banca centrale americana nel mercato interbancario per fornire liquidità, quindi un ulteriore miglioramento, magari sopra le attese, dei non farm payroll potrebbe spingere ancora più in alto il dollaro usa.

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