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Dollaro forte e materie prime:  dove  puntare?

Dollaro forte e materie prime: dove puntare?

Analizzando il quadro macroeconomico attuale direi solo prudenza, questa sembra la parola d’ordine per gli investitori che si avvicinano ai mercati azionari europei.

Sono infatti ancora diverse le nuvole che si addensano sul Vecchio Continente. Una di queste e’ rappresentata dall’incertezza politica in casa nostra dovuta anche al referendum costituzionale italiano di dicembre, la dichiarazione di Renzi che afferma con il “Referendum ci giochiamo tutto”, l’incubo Deutsche Bank, buco capitale 8 miliardi, l’intervento pubblico per salvare le banche italiane che ne hanno bisogno. Si può fare, anzi “se necessario si deve fare”. A dirlo è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, senza dimenticare i problemi del settore bancario collegati ai tassi d’interesse a  zero che contribuisce a mantenere elevato il rischio per l’azionario europeo.

Sul fronte della materie prime, nonostante i bassi prezzi, riteniamo che gli effetti di base causeranno un innalzamento dell’inflazione con l’avvicinarsi della fine dell’anno, anche se al momento le pressioni inflazionistiche di base sembrano destinate a rimanere abbastanza modeste, favorendo il mantenimento di una politica monetaria globale particolarmente allentata.
La conferenza di Jackson Hole di quest’anno è stata piuttosto deludente, visto che non ha portato con sé importanti novità dal punto di vista della politica monetaria. Da tempo sosteniamo come non vada ritenuto certo un apprezzamento del dollaro, opinione che fino ad ora ha trovato conferma. Continuiamo a ritenere improbabile un significativo rialzo dei livelli correnti: nonostante l’ultimo deprezzamento, il dollaro appare ancora piuttosto caro in una prospettiva teorica di lungo periodo. Ciò detto, nuovi indizi che confermino la propensione della Fed a un ulteriore rialzo dei tassi potrebbero portare a un rafforzamento del biglietto verde nei prossimi mesi.

In un contesto del genere,  l’asset da puntare secondo gli esperti sono:
– Le obbligazioni societarie Investment Grade in Euro. “I tassi nominali – spiegano – delle obbligazioni emesse dalle società con buon merito creditizio sono ai minimi storici, ma, poiché consideriamo limitati i rischi di default grazie alla solidità dei fondamentali e ai bassi tassi di finanziamento, il nostro orientamento verso un restringimento degli spread rimane inalterato”.
– Le obbligazioni governative dei paesi emergenti in valuta locale. “I premi al rischio – aggiungono – rimangono elevati e compensano l’investimento, mentre gli investitori sono ancora sottopesati. Inoltre, alcune banche centrali dei paesi in via di sviluppo hanno margine per attivare misure di stimolo monetario, qualora le circostanze lo richiedano.
– Le obbligazioni governative. “La mancata adozione di ulteriori misure di stimolo da parte della Bce ha disatteso le attese del mercato che prospettava l’ampliamento del programma di acquisto di titoli da parte di Francoforte. La crescita globale rimarrà moderata e l’inflazione è destinata a muoversi al di sotto degli obiettivi”.

Amici la prossima settimana sui mercati bisogna usare molta PRUDENZA.
Concludo con una citazione storica del grande Warren Buffett.

"Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno subito due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi; la Depressione; una dozzina di recessioni e periodi di panico finanziario; shock petroliferi; una epidemia di influenza; e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure il Dow è salito da 66 a 11.497."
(Warren Buffett)

Ciao a tutti!

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mario toriaco

28/10/2014

Punti: 6

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