Dazi Usa-Cina: quali implicazioni a lungo termine?

  • Altro sell off ieri sui mercati statunitensi
  • Ancora un problema sul fronte delle tariffe commerciali Usa-Cina
  • Il 15 dicembre, data di inasprimento delle tariffe statunitensi, diventa sempre più una data decisiva

Statisticamente il mese di dicembre è sempre stato visto come un mese particolarmente profittevole. Ovviamente con le debite eccezioni. Se l’anno scorso, infatti, la paura si chiamava (anche) “rialzo dei tassi”, quest’anno il suo nome è "tariffe commerciali".

Tariffe commerciali: investitori con il fiato sospeso

Sono infatti quelle che stanno tenendo gli investitori con il fiato sospeso. Contemporaneamente la questione dazi sta mandando i mercati, letteralmente, sulle montagne russe. Dopo settimane di massimi toccati soprattutto dagli indici Usa, si sono viste diverse svendite nelle ultime sedute. Il mercato, infatti, si trova a dover fare i conti con la probabilità che nessun accordo, nemmeno parziale, possa essere preso tra le parti in causa. Resta però ancora più cruciale la data del 15 dicembre ovvero quando, teoricamente, dovrebbero essere introdotte tariffe aggiuntive. Il condizionale è d’obbligo in un quadro che ha abituato i mercati a più di una sorpresa. Anche all’ultimo momento. Sarà proprio il 15 dicembre una delle date decisive. Infatti in caso di conferma degli inasprimenti tariffari,  ci sarà da aspettarsi un altro sell-off. Questa è anche l’opinione dei Art Cashin di UBS.

Quali implicazioni a lungo termine?

Indubbiamente man mano che la situazione si evolve (o sarebbe meglio dire non si evolve vista la stasi evidenziatasi) si dovrà prendere coscienza di implicazioni a lungo termine sull’intera filiera di approvvigionamento e produzione. Infatti non è da escludere che le tensioni tra le due potenze possano protrarsi per anni, tanto da creare un sistema bipolarizzato di produzione mondiale: da un lato Washington, dall’altro Pechino. Uno sdoppiamento che porterà sicuramente ad un aumento dei costi oltre a tutte le problematiche di logistica già prevedibili da adesso. Attualmente ci sono differenze troppo inconciliabili tra Stati Uniti e Cina su questioni economiche fondamentali come la protezione della proprietà intellettuale, le sovvenzioni del governo cinese ai produttori e soprattutto le discriminazioni operate dalle leggi del mercato interno cinese verso le imprese straniere.

Gli scenari

Nel caso di un accordo (parziale), i mercati potrebbero però trovare un incoraggiamento nel fatto che i colloqui stiano comunque proseguendo. Ma non  solo la conferma o meno delle tariffe. Ago della bilancia sarà la percentuale di incremento. Infatti, come conferma sempre Cashin, nel caso di un aumento del 50% dei dazi Usa sulle merci cinesi, meglio “indossare l’elmetto”. Anche perchè Trump ha recentemente attaccato anche Brasiel e Argentina oltre ad aver minacciato l'Ue. E ancora: ci saranno alcune aziende esonerate dalle tariffe? Un esempio sia Apple in calo ieri del 2,3% e di oltre il 3% nell’ultima settimana, proprio per la sua forte presenza in Cina sia a livello produttivo che commerciale. In tutto questo, nelle ultime ore, è arrivato il commento del presidente Trump secondo cui non c’è nessuna scadenza in vista per un accordo con la Cina. Accordo che, secondo il tycoon, potrebbe arrivare anche dopo le elezioni statunitensi. Il che ha fatto pensare ad una situazione in alto mare e a tariffe potenzialmente confermate già dal 15 dicembre.

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