Da Draghi a Lagarde: sarà proprio la stessa cosa?

Il 31 ottobre sarà un giorno cruciale per l'Europa, da un lato vi sarà la separazione ufficiale del Regno Unito dall'Europa stessa e dall'altro il passaggio di consegne alla guida della BCE da Mario Draghi a Christine Lagarde.

Sono in molti a chiedersi se l'ancora numero uno del FMI dia davvero continuità a quella politica fortemente accomodante voluta dal Mario nazionale, di certo i mercati hanno accolto positivamente la notizia del cambio al vertice con la ex ministra francese, soprattutto dal momento che lo spauracchio del rigorosissimo Weidmann non abbia preso corpo.

Con l'audizione di fronte al Parlamento Europeo ad inizio settembre Lagarde si è mostrata decisa a proseguire la lotta senza frontiere ad un'inflazione che non cresce, richiamando quelli che sono gli obiettivi veri della BCE in tema di controllo dei prezzi. Ma è pur vero che restano delle incognite legate al fatto che abbia la stessa autorevolezza di Draghi a farsi ascoltare dai mercati soprattutto nelle fasi in cui la situazione comincia a farsi pesante. Sarà, in altri termini, in grado la Lagarde di pronunciare con forza un "whatever it takes" cambiando con una sola frase tutto il contesto climatico che ne segue?

Qualche dubbio, ad onor del vero, sorge, anche perché nel passato della Lagarde troviamo sì una guida al ministero delle finanze francesi dell'allora governo Sarkosy, che non era proprio un fan delle ristrettezze monetarie, ma l'atteggiamento del FMI di fronte alle crisi debitorie dei paesi dell'area mediterranea soprattutto non è stato improntato sulla flessibilità, anzi fu proprio il numero dell'istituto che fece pressione per una ristrutturazione del debito o un haircut di fronte alla situazione della Grecia.

Il compito che le spetta non sarà molto facile per via di un clima che all'interno dell'Eurotower si sta surriscaldando con le dimissioni di uno dei sei membri del comitato esecutivo, la tedesca Sabine Lautenschlager. Questo dimostra come i falchi cominciano ad essere sempre più recalcitranti e riuscire a tenerli a bada sarà una sfida nella sfida. Alla luce di questo, si potrebbe configurare uno scenario dove il compromesso sarebbe quello di avvicinarsi all'obiettivo dell'inflazione e nel contempo disarmare gradualmente le munizioni che il piano Draghi ha servito su un piatto d'argento. Che sia quindi la banchiera del compromesso può essere un'ipotesi non tanto campata in aria, di certo però non ripeterà lo stesso errore dell'altro francese, Jean Claude Trichet che, alla guida della BCE nel 2011 decise di aumentare i tassi in piena turbolenza dei mercati.

Il problema vero, in Europa, è però un altro e non può essere l'eterno quantitative easing a poterlo risolvere deresponsabilizzando l'altra faccia della politica economica. Su questo, Christine è stata altrettanto chiara, ricalcando esattamente le parole di Draghi che ripete in pratica in ogni seduta ufficiale della BCE e di fronte ai giornalisti in conferenza stampa.

0 - Commenti